Non capisco molto, ma da quel poco che ho intuito mi si rimprovera di idealizzare sempre e comunque qualsiasi situazione della vita, politica, sociale, lavorativa, affettiva e persino relazionale, per poi indicarla, prima di tutto a me stesso e poi agli eventuali lettori,quale obiettivo cui guardare in vista di una crescita, di un miglioramento. Sarà, la mia, deformazione professionale: fatico a restare inchiodato alla realtà che considero limitata, negativa e repressa. Necessariamente avverto il bisogno di proiettarmi oltre, di spingermi col pensiero prima di tutto fin dove è possibile sperare in un cambiamento. In meglio.Che poi il sogno stenti a realizzarsi, perchè troppo pretenzioso e storicamente irrealizzabile, è nel conto, ma non lo si abbandona per questo. Semplicemente si esercita l'arte/virtù della pazienza, che esige attesa e preparazione, alimentando la speranza che non può venir meno, se non a costo di rinunciare alla vita, rassegnandosi un po' alla volta a volare rasoterra, un po' come le quaglie.Che è poi la tendenza attuale, quella che i
palazzi del potere vorrebbero per realizzare tranquillamente i loro progetti senza doversi scontrare continuamente con le attese dei cittadini.Vivere il presente come viene, cercando di goderne il massimo possibile è l'atteggiamento tipico delle nuove generazioni che non sanno- non sono state abituate- guardare al futuro sognando.E' l'unica giustificazione che concedo a Dan, quella di essere figlio del suo tempo e come tale ancorato visceralmente al presente, con qualche volo al futuro in termini assolutamente astratti, subito ridimensionati dalle irrinunciabili, impellenti esigenze che il presente richiama prepotentemente.Per questo considero definitivamente conclusa l'avventura del blog: anzichè essere incoraggiato a sognare dai miei compagni, mi sono puntualmente ritrovato frustrato e tarpato nelle mie voglie di poter volare alto, almeno col pensiero.Mi scopro, alla fine, riflesso nella realtà per quello che sono, coi piedi direttamente a terra, anzi, affondati nell'acqua, per cui sprofondano sempre più giù.Un'immagine tremolante e capovolta vorrebbe rappresentare quello che sono. Così agli occhi del giovane Dan.




































