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domenica, gennaio 24, 2010

Dalla Spagna per Haiti

Una cosa bella è che il blog permette di incontrare persone e storie del villaggio globale. In qualche modo compensa la fuga dal sociale di cui si scriveva ieri.
Il nostro cuginetto (primocito?) Iago, di El blog que Thiago, annuncia la partenza del papà, militare, in missione umanitaria ad Haiti. In una tenerissima lettera (che proponiamo di seguito, sperando che la nostra traduzione sia fedele) indirizzata al genitore, Iago racconta il rapporto d'amore che caratterizza la sua famiglia e che le permette ora, nonostante il dolore della separazione, di vivere con orgoglio la coraggiosa scelta del papà di prestare concretamente aiuto ad una popolazione nella disperazione.
Siamo naturalmente con Iago, condividendone l' ansia e l' attesa e, tramite il padre che ora sappiamo laggiù, con quella parte di mondo che paga da sempre, ora più che mai, il peso della miseria di cui noi non siamo del tutto estranei.

Caro papà. È arrivato il momento che tanto temevo. Quello che la mia mente si rifiutava di ammettere è successo. Ieri ti abbiamo salutato in modo contenuto e perfino quasi allegro per evitare che la paura che, in realtà, sentiamo dentro traboccasse all'esterno. Così come ti aspettavi da noi. Non ho potuto dirti quanto ti amo. O te l'ho detto, ma non tutte le volte che avrei voluto. E che ho bisogno di te al mio fianco e la paura che proverò finché starai lì, tanto lontano, in quel Paese tanto sconvolto. Mi sarebbe piaciuto poterti dare un milione di abbracci in più di quelli che ho potuto darti in quel momento, ma la mia condizione di uomo e la tua di militare ha impedito che potessi trasmetterti davvero quanto apprezzo il tuo gesto e l' orgoglio che provo grazie a te. Non volevo monopolizzarti con la mia angoscia né farti vergognare davanti ai tuoi compagni, e così ho dovuto reprimere la mia voglia di piangere e di afferrarmi alla tua uniforme, per non lasciarti andare.
Oggi, so che pretendere che tu restassi sarebbe stato un egoismo. Che la tua partenza fa parte di una missione tanto meritoria quanto necessaria. So che quei bambini, di cui arrivano terribili notizie, hanno bisogno oggi di un papà più dei tuoi stessi figli. Hanno bisogno di qualcuno che offra loro un po' di affetto e consolazione, e tu porti con te tutto il nostro. Ma voglio che tu sappia che non vivrò fino a che ti vedrò tornare, forse tra tre o quattro mesi, quando ci annuncerai che la missione è finita. Ma non ti preoccupare, saprò mantenermi uomo davanti alla gente, baderò alla mamma e ai miei fratelli( sì, so già che starai ridendo perché sono più grandi di me, ma sai bene che hanno molti grilli per la testa, come tu dici sempre), baderò ai cani e perfino al nostro angelo familiare, tua madre. Ti chiedo solo che, tu compia il tuo dovere, chiaro; ma che stia anche molto attento perchè ti rivogliamo qui, dovendo fare insieme ancora molte cose e poi ho ancora molte cose importanti da raccontarti e qualcuna forse ti sorprenderà.Però adesso non preoccuparti di questo.Non preoccuparti di nulla. Tu lavora lì con la certezza di aiutare,noi qui con la speranza di vederti presto ritornare.
Ora, quando vedo che altri inviano i propri risparmi, o vestiti o medicine o comunque quello che possono , io mi sento di aver collaborato in misura ancora maggiore e che sono stato più generoso , inviando quello che più mi è prezioso in questo mondo, mio padre. Spero che nessuno manipoli la tua missione e nemmeno l'usino per criticare il governo, perché già qualche figlio di prostituta ha paragonato la disorganizzazione di quel Paese allo stile ZP. So, papà, che vi aspetta un compito difficile, perché stanno già lì i ragazzi di Obama che vi guarderanno dall'alto in basso. Ma sono sicuro che tu col tuo carattere e la tua professionalità conquisterai piano piano la gente che parla la tua stessa lingua , che ti impegnerai pensando all'amore che hai lasciato a casa e che spera già nel tuo ritorno.
Ahi, papà, come sento già la tua mancanza! Con chi vedrò le partite di calcio e con chi discuterò ora di politica? E la cosa peggiore è che neanche mi rimane la consolazione di pregare per te, perché sai già che io non credo molto in quelle cose. Infine, papà, nient'altro. Non voglio trattenerti, ti amo molto e voglio che tu lo sappia ovunque vai. Baci.
Tuo figlio, Iago, quell'idiota che non ha pianto quanto basta...

giovedì, gennaio 01, 2009

Love

"1 Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l'amore, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l'amore, non sono nulla.3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi l'amore, niente mi giova.4 L'amore è paziente, è benigno l'amore; non è invidioso l'amore, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 L'amore non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e l'amore; ma di tutte più grande è l'amore!"(ICorinthians,13).
E' il nostro augurio per voi, per noi, per tutti gli uomini: 2009, un anno d'amore. E' troppo? Forse, ma noi speriamo sempre il meglio.

sabato, novembre 29, 2008

AIDS

Un pensiero ed un ricordo per gli amici che non ci sono più.





sabato, novembre 24, 2007

"Dimmi che credi...."


Stiamo davvero attraversando anni difficili e complicati. L’economia globale è sempre più instabile, cresce la povertà quindi aumenta la delinquenza, la gente è sempre più diffidente e non si riesce più a distinguere il bene dal male. Più o meno i discorsi che senti in giro vanno tutti in questa direzione: è come se circolasse un virus che ti porta ad isolarti e a costruire delle barriere protettive che ti danno sì sicurezza, ma che inevitabilmente ti portano a morire un po’. I primi freddi hanno portato la morte di un barbone a Como che da tempo aveva trovato il suo letto sotto un cartone vicino al Tribunale. Chissà quanti sapevano che dormiva lì. Nessuno però ci ha pensato. Poi succede che un uomo, le cui generalità restano sconosciute, non esiti a buttarsi nelle acque gelide del lago per salvare un bambino che accidentalmente è scappato al controllo della mamma. Sotto lo sguardo terrorizzato di quest’ultima, la mano di un angelo le ha riportato il bambino sano e salvo ed in fretta e furia è scappato via. Solo il tempo di un “grazie”. Sono tempi in cui è difficile prendere delle decisioni in qualunque campo e situazione. Sembra tutto un po’ ingessato, si è fermi in questo mondo che però è vivo. Caspita se è vivo! Mi capita spesso al lavoro di osservare i miei colleghi: siamo un bel gruppo con un età che va dai 30 ai 50 anni. Mi accorgo di quanto riesca a “condizionare” l’andamento della giornata affidandolo all’entusiasmo che fortunatamente ho. E’ contagioso. Ci sono giornate in cui proprio non hai voglia, ma ecco che per effetto del contagio riparti, ti senti stimolato e via che si innesca la catena magica. Fai meno fatica e ti senti a posto con te stesso e con gli altri. Bene. Sono un positivo per natura, prima vedo il bene e poi forse il male. Sono fatto così. Però sono convinto che ognuno di noi abbia dentro quella forza che consente poi alla fine di essere migliore nei confronti degli altri. Va solo stanata facendosi contagiare. Noi uomini siamo decisamente migliori di quello che stiamo rappresentando, ne sono convinto. Non dobbiamo cercare alibi, criticando una volta lo Stato che non ci difende o puntando il dito verso gli extracomunitari o la Chiesa. Ognuno di noi ha delle responsabilità e quindi il dovere di portare il proprio contributo affinché si migliori. Basta poco. Non è forse incoraggiante il sorriso di un anziano nei confronti di un giovane? Sembra dire: “io ho fatto, ho dato, ora tocca a te…”. Ognuno di noi dovrebbe portare il proprio entusiasmo nella semplicità della vita quotidiana. Sembra facile, ma non lo è. Ciascuno ha dentro i propri dolori, le proprie insicurezze e qui non si può fare niente: ci si deve solo abituare a conviverci, che poi è quello che ci caratterizza facendoci essere unici. Ma non soli.
Va beh, Dopo queste parole che poi non so nemmeno se hanno un senso, mi preparo per questo fine settimana all’insegna della piaggia. Passeremo una serata a casa di Luc, del quale qua e là abbiamo parlato e vivremo la nostra realtà affettiva con il Lupetto che tra poco andrò a prendere a scuola. Lui non sa quanto mi ha dato e mi sta dando. Anche in termini di entusiasmo, come dicevo prima. Ma un giorno, quando sarà più grande e quindi in grado di capire pienamente la nostra situazione, lo ringrazierò di così tanto affetto.



Lupetto ci crede e come lui tanti…è nostro dovere non deludere.
Buon fine settimana a tutti!(En)

sabato, ottobre 06, 2007

Appello per gli amici del Myanmar

Non occorrono altre parole, gli amici del Myanmar hanno bisogno anche del poco che possiamo per tentare di interrompere la violenta repressione in atto:firmiamo e diffondiamo l'appello on line: http://www.amnesty.it/appelli/azioni_urgenti/Myanmar

venerdì, luglio 20, 2007

Nostalgia di umanità


Bella ed intensa serata ieri alla Troppiana (casa della troppia) con Isa, maestra di Ecuador e di vita che con entusiasmo e passione ha raccontato la sua esperienza a Catamayo (Ecuador), dove con una collega del posto ha progettato ed avviato dal nulla una scuola materna . C'è voluto poco perchè la sorellina ticinese conquistasse gli amici che per l'occasione hanno riempito la casa (beh, è piccola ed è subito piena,ndr). Isa, dopo aver ricostruito le motivazioni che l'hanno spinta a trascorrere 6 mesi della sua vita nella cittadina sudamericana, ha illustrato la dura realtà nella quale ha lavorato per dare ai piccoli e alle loro famiglie una speranza di futuro alternativa. E' riuscita non solo a comunicare una realtà completamente diversa dalla nostra con la quale era impossibile non confrontarsi, ma ha fatto molto di più, trasmettendoci ciò che difficilmente si può apprendere da libri e documentari e cioè il suo straordinario vissuto intimo, il suo sentire profondo che diventava, con gli ovvii limiti, patrimonio di tutti noi. I suoi occhi lucidi nel presentarci le fotografie della scuola finalmente finita dopo tanto lavoro fisico e soprattutto dei tanti volti di bimbi che chiamava per nome uno ad uno, caratterizzandoli in poche battute, ci hanno fatto intuire il profondo legame affettivo che ha stabilito in pochi mesi con una umanità tanto diversa, problematica, privata del futuro, ma forse anche più disponibile ad abbandonarsi fiduciosamente a nuove speranze e a nuovi sogni.

Insomma, è stata una serata diversa che è volata come tutte le cose belle, lasciando in ognuno di noi la voglia di vivere con maggior consapevolezza, curando in particolare le nostre relazioni quotidiane anche per saper cogliere le diversità che rendono davvero ricco questo nostro mondo e noi stessi per primi. Forse riusciremo ad essere persino un po' più credibili nelle nostre battaglie contro la discriminazione di cui ci sentiamo ancora oggetto nel nostro Paese perchè più convinti del valore della diversità.
La notizia, oggi su quasi tutte le prime pagine dei giornali, che la Magistratura, a differenza della politica, riconosce il valore sociale di tutte le convivenze, omo o etero che siano, è un segnale che la mentalità del Paese si sta evolvendo nella giusta direzione.

mercoledì, maggio 16, 2007

Incontro "A Sud"


Mercoledì, metà settimana. I novios sono al lavoro, uno (En)come sempre tremendamente impegnato e sotto pressione, l'altro (Dan) in questo momento rilassato e nullafacente. Succede. A volte si invertono le situazioni naturalmente. E io, come quasi sempre il pomeriggio già a casa, li penso tra un libro, un appunto e una faccenda domestica. Scorre così la vita serenamente, quando non ci sono tensioni a rendere più frizzante l'atmosfera in casa troppia. Trascorrerò in solitudine anche la serata, loro altrove per impegni più mondani e piacevoli. E' bello così.
Sabato sera o domenica pomeriggio (Davide, sei avvisato da ora) andremo a Menaggio a visitare la nuova mostra annunciata nel post di ieri (Arte in fiore). Toccherà poi a Dan una recensione critica, visto che si è scoperto da poco esteta artistico.
Settimana prossima finalmente l'incontro con Isa, l'amica virtuale che per mesi, raccontandoci in diretta la sua vita in Ecuador, ci costringeva a confrontarci con una realtà totalmente diversa che inevitabilmente provocava la nostra stessa quotidianità fin nella dimensione ontologica, a seconda della disponibilità personale naturalmente.
Ci hanno fatto un gran bene quelle lettere, semplici, concrete, essenziali. Ognitanto è il caso di rileggerle (v.etichetta Ecuador), perchè non si finisce mai di assimilare. A pensarci bene, ogni persona rappresenta un patrimonio di esperienze, conoscenze, vita. Anche quella apparentemente più banale e scontata. Riuscissimo a cogliere soltanto una piccolissima parte dei tanti patrimoni che incrociamo, saremmo molto più avanti, molto più uomini. Invece... tante occasioni sprecate, sciupate, a volte persino calpestate per la nostra supponenza, orgoglio, presunzione. C'è una massima socratica che gli studenti di 3 imparano subito : "Sapiente è colui che sa di non sapere" (Apologia di Socrate); più difficile metterla in pratica, perchè richiede umiltà, virtù piuttosto in disuso oggi. Eppure nulla si impara, se non c'è la consapevolezza di essere sempre troppo ignoranti che obbliga ad una sana curiosità.
Quell'enorme patrimonio ambulante che è Isa verrà a trovarci la settimana prossima (forse con Carla di Imbarco immediato), ma non vogliamo attingere quella ricchezza solo noi, per cui anticipiamo agli amici comaschi che organizzeremo per l'occasione una simpatica serata . Non mancate: non solo sarà il pretesto per ritrovarci, ma anche una importante opportunità di crescita comune. Vi faremo sapere il giorno, forse sarà necessario operare una scelta, perchè sicuramente non riusciremo ad accontentare le richieste di mediazione. E' sempre difficile, ma ne varrà la pena.

martedì, aprile 17, 2007

Destinazione cinque x mille



La Legge finanziaria per il 2006 (Legge 23 dicembre 2005, n. 266) ha previsto, a titolo sperimentale, l'opportunità per il contribuente di sostenere la ricerca e il volontariato destinando il 5 per mille dell'IRPEF dovuto all'erario similmente a quanto già previsto per l'8 per mille.Le attività che possono essere sostenute sono quelle del volontariato, della ricerca scientifica, sanitaria e universitaria e delle attività sociali attivate dal proprio Comune di residenza.Il concetto è abbastanza rivoluzionario poichè il 5 per mille permette al cittadino di indirizzare una quota dell'imposta dovuta allo Stato trasferendo quote di potere e di responsabilità dallo Stato alla società anzi, ai cittadini stessi e alle loro organizzazioni.Infatti, in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi, il contribuente può apporre la propria firma a fianco dell'opzione prescelta (nel caso delle Onlus l'opzione è la casella "a") e, se ha individuato l'ente che intende beneficiare, deve riportarne il codice fiscale.
Tale scelta NON determina maggiori imposte da pagare.

Dove:nei modelli UNICO persone fisiche 2007, 730/1-bis redditi 2006, e integrativo CUD 2007Come fare: 1. apporre la tua firma nella casella a sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus)2. nella medesima casella apporre il codice fiscale dell'Organizzazione prescelta.

Vi proponiamo tre possibilità tra le tante valide e sostenibili:

  • EMERCENCY , codice fiscale 97147110155;

  • LILA (Lega italiana lotta AIDS), codice fiscale 97056650589;

  • CIAI (Centro italiano di aiuti all'infanzia), codice fiscale 80142650151;

giovedì, marzo 22, 2007

Rahmatullah Hanefi: il comunicato di Emergency

Questa mattina all’alba (20 marzo u.s.) agenti della sicurezza afgana hanno arrestato il manager dell’ospedale di Emergency a Lashkar-gah, Rahmatullah Hanefi. Rahmatullah ha la sola colpa di avere fatto tutto il possibile per salvare vite umane in immediato pericolo.Emergency fa appello ai mezzi di informazione perché sostengano con forza la liberazione di Rahmatullah Hanefi, che ha contribuito in modo determinante al rilascio di Daniele Mastrogiacomo.

venerdì, marzo 16, 2007

L'appello di Sophie



Sophie, sorella di Sippy (les jours de ma vie), sostiene l'appello lanciato da Olmo per offrire un week end romantico a Josef e all'amichetto Georg.Non deludiamola!

lunedì, marzo 12, 2007

Appello al Sindaco Moratti


Inviamo una email al Sindaco di Milano perchè si impegni ad offrire una casa alla BAR BOON BAND:

domenica, marzo 11, 2007

A Sud, ultima lettera dall'Ecuador


Oggi si conclude il mio viaggio-soggiorno in Ecuador. Potrei stare a raccontarvi quanto mi abbia fatto crescere questa esperienza, ma non voglio annoiarvi troppo. Questo mio ultimo intervento lo voglio scrivere così, un po' a ruota libera, lasciando vagare i miei pensieri.
In questi mesi si respira un 'aria di cambiamento. La gente è combattuta tra speranza per un futuro migliore e timore che "la vecchia" politica impedisca al nuovo governo di mettere in pratica quanto detto in campagna elettorale. L'altro ieri sono stati espulsi dal parlamento 57 deputati dell'opposizione. E per le stade della città c'è stata un po' di maretta, è volato qualche cazzotto, ma oggi sembra che tutto sia rientrato nella normalità. I paesi confinanti sperano in una soluzione civile e democratica di questa crisi. Lo spero davvero.Personalmente ho avuto a che fare con la burocrazia di questo pase per soli cinque mesi, ma vi garantisco che è estenuante, corrotta, bugiarda e ipocrita. Come cambia il governo, cambiano i funzionari di "nomina politica" e ti ritrovi con i tuoi progetti ai piedi della scala. La speranza nella gente è che finalmente tutti gli ecuatoriani possano vivere in modo dignitoso, che il governo li rappresenti tutti e non si limiti a fare i propri interessi, come succede da diversi decenni. Ma si sa che i privilegi sono duri da lasciare e la lotta per rimanere in sella sara' lunga, dura e senza esclusione di colpi.Questa esperienza mi ha messo a diretto contatto con la povertà e l'indigenza. Con la speranza di un futuro migliore, ma anche con la disperazione, con la disillusione, con la mancanza di prospettive. I poveri sopravvivono, non progettano, vivono alla giornata. Se non fosse per la visa obbligatoria per entrare in Spagna, metà della popolazione di Catamayo sarebbe già emigrata.Come docente non posso non riflettere sul sistema scolastico di questo paese, che , come per molte altre cose presenta delle disuguaglianze enormi. Ci sono scuole private, che costano un occhio della testa, che forniscono un buon livello di istruzione a chi le frequenta. Scuole private pessime per istruzione, scuole pubbliche che se la cavano e scuole pubbliche che non so come fanno a lavorare. Nelle zone più povere spesso i ragazzzi e le ragazze che finiscono la scuola dell'obbligo sono semi-analfabeti. Ci sono classi di più di quaranta allievi e chi rimane indietro non ce la fa a recuperare. Il tasso di abbandono scolastico è alto. E chi lascia presto la scuola va a rimpinguare le schiere di lavoratori precari, sfruttati e malpagati.Vivere con tutto questo mi ha costretta a guardarmi dentro e a porgermi molte domande. La maggior parte delle quali non ha tuttavia una risposta. La mia parte sindacalista si è arrabbiata ed indignata al vedere l'assenza di assicurazioni sociali, di una rete sociale un minimo organizzata.La mia parte maestra ha dovuto ridefinirsi più e più volte, per riuscire ad adattarsi alle contingenze e per riuscire a fare un discreto lavoro. La mia parte donna a volte è rimasta sconcertata dalle condizioni di subordinazione in cui vivono donne e bambini in questo paese. Cambiare tutto non si può, la politica di piccoli, ma sicuri passi sono convinta che sarà quella che darà i frutti migliori. Una cosa comunque l'ho conquistata. La consapevolezza di aver trovato amici e una casa anche dall'altra parte del mondo. La capacità di osservare senza pregiudizi. La capacità di avere la pazienza necessaria ´per saper raccogliere quanto seminato.Con un misto di felicità e di senso di colpa, per aver ricevuto più di quanto dato, mi accingo a lasciare questo paese. Ma solo per alcuni mesi. Dopo Natale dovrò tornare , anche solo per pochi giorni, per riabbracciare una collega-sorella e quei meravigliosi bambini che mi hanno fatto crescere e diventare migliore.Grazie per avermi dato uno spazio per scrivere. Dall'Ecuador è davvero tutto. A presto, in Ticino o a Como, un abbraccio forte a tutti.
Isa

lunedì, febbraio 12, 2007

A Sud


Con il passare dei giorni e delle settimane è diventato sempre più facile riuscire ad entrare in contatto con i bambini. Non è stato facile essere accettate come figure di riferimento. Gli allievi del centro, vivendo di giorno quasi tutti nelle strade e al mercato, e con famiglie allargate ( a volte vivono in venti in quattro locali) non erano abituati a confidarsi, ad aprirsi, soprattutto con degli adulti. Inoltre sono ancora piccoli. I primi tempi era quasi impossibile dare loro la mano, o anche solo accarezzare loro la testa. Non erano abituati ad un contatto fisico gentile. Ora, dopo dieci settimane, chiedono di essere presi in braccio, si siedono sulle ginocchia durante i giochi tranquilli a tavolino, e adorano i massaggi fatti con palline di stoffa. Anche i loro sguardi sono cambiati. Ora guardano in viso e riescono a mantenere il contatto con gli occhi. Sembrano più tranquilli e rilassati. Insomma cominciamo a capire che abbiamo lavorato nella direzione giusta.Così¬ giocando alla sabbia può capitare che inizino a confidarsi e a raccontare del papà che rientra a casa ubriaco, della mamma che li picchia con cintura, e altri episodi di violenza domestica che nessun bambino dovrebbe mai subire e a cui nessun bambino dovrebbe mai assistere. Per quasi tutti è la medesima storia che si ripete, quasi ogni giorno. Ascoltarli mette tristezza, ma almeno riescono a parlarne. E tra poco dovrò lasciarli.Con il passare dei giorni e delle settimane mi rendo conto che il mio tempo qui si sta piano piano esaurendo. Mancano solo tre settimane alla mia partenza. Ora inizia il periodo dei bilanci, e io inizio con le mie paranoie. Credo di non essere riuscita a lavorare bene, di non essere riuscita a far passare alla mia collega tutte le competenze e le conoscenze necessarie perchè possa continuare da sola. Mi fa male il pensiero di dover lasciare i miei bambini e la mia collega, che ora è diventata anche una cara amica (non preoccupatevi, mi capita sempre quando sento di essere giunta al termine di qualcosa di importante). Insomma per me partire è sempre uno strazio, e chiudere il cerchio è molto difficile.Con il passare dei giorni e delle settimane mi rendo conto della fortuna che ho avuto di poter vivere questa esperienza, in questa parte di mondo; di quanto questo viaggio (non solo geografico) mi abbia cambiata, di quanto poco sia rimasto della persona che solo quattro mesi fa camminava piena di dubbi per le strade del Canton Ticino. Con il passare dei giorni e delle settimane mi sono anche persuasa che, quanto riporto a casa in termini di ricchezza personale sarà davvero molto di più di quanto riuscirò a lasciare. Con il passare dei giorni e delle settimane ripenso a quante persone ho potuto conoscere qui a Catamayo e lontano, anche se solo virtualmente sul blog, e a quanto sia stato importante per me poter raccontare le emozioni che stavo vivendo.Con il passare dei giorni e delle settimane ho imparato a godere di quello che ho nel momento in cui lo vivo; perchè la vita è un continuo trascorrere di giorni e settimane. Sta a noi far sì che non solo passino, ma che ogni istante possa lasciare un colore, un odore,una memoria , un’emozione.Con il passare dei giorni e delle settimane diventa sempre più grande il GRAZIE che vi devo per lo spazio che mi avete concesso, e per le parole che mi avete scritto. Un abbraccio forte a tutti. A presto.
Isa
Nella foto bimbo "lustrascarpe" in Ecuador

venerdì, gennaio 26, 2007

A Sud


Lunedì ,sul bus, al rientro dalla scuola , una vicina racconta che, due persone che si occupavano di sorvegliare l’area di svago della città , sono state uccise a sangue freddo durante la notte. Ognuno vuole dire la sua sul motivo della violenza, ma tutti concordano che chi ha commesso i due delitti non può essere di questa città. La gente di qui non farebbe mai una cosa così. Di solito si riduce in fin di vita un vicino o si picchiano moglie e figli, solo quando si è¨ ubriachi. A me viene in mente il delitto di Novi Ligure, e le prime interviste rilasciate dalla gente che vi abitava. Gli assassini dovevano per forza essere stranieri, perchè pensare di avere il male in casa non è certo facile da accettare, in nessuna parte del mondo. Eppure , come scriveva Hannah Arendt, il male può essere molto piùbanale di quanto si creda. La gente comincia a parlare dell’inefficienza della polizia, e inizia a raccontare di fatti violenti rimasti impuniti, perchè le vittime sono povera gente.Chi non si può permettere di pagare l’inchiesta, si rassegna e spera nella giustizia ultraterrena. Sempre che ce ne sia una...Io inizio a sentire un po’ di inquietudine al pensiero che tutte le mattine prima delle sette devo attraversare il quartiere del mercatoUn’amica della mia collega mi racconta che negli ultimi anni Catamayo è diventata parecchio violenta, poi si spiega meglio. Sono aumentati i crimini legati allo spaccio e all’alcool, ma quando le chiedo della violenza domestica, sorride e dice che quella c’è sempre stata , e che per cambiare ci vuole molto più di tre poliziotti in sella a una motocicletta della polizia; ci vuole un cambiamento di mentalità.Il fatto che chi viene da fuori, viene guardato all’inizio con sospetto, l’ho potuto provare la scorsa settimana sulla mia pelle. La mia collega era dovuta andare dal dottore con la sua figlia piùpiccola, così mi sono occupata io di incontrare mamme e bambini del nuovo gruppo ( le richieste di frequenza sono aumentate e così abbiamo rivoluzionato l’orario e ora lavoreremo con due gruppi di allievi). Tutto è andato bene, sembra che la scuola, a mamme e bambini , sia piaciuta . Sono rimaste solo due mamme e ci stiamo avvicinando all’uscita, quando una di loro mi chiede dei bambini rubati. Cerco di fare mente locale. Il quartiere dove stiamo è piuttosto pericoloso ed è meglio non avventurarvisi dopo le sette di sera, è pieno di ubriachi e la notte si spaccia, ma di bambini rapiti non ne ho mai sentito parlare. La mamma mi lancia un’occhiata strana, ma non aggiunge altro.A cena chiedo alla mia collega se per caso lei ne sa qualcosa. Si scusa dicendomi che avrebbe dovuto avvertirmi; anni fa girava la voce che gli stranieri volontari che arrivavano in questo paese rapivano i bambini. Non riesco a capire. Di solito i volontari scendono con buone intenzioni, anche se è vero che non sempre bastano per farsi accettare e capire. Mi dice che è una storia senza fondamento, dettata più dalla diffidenza verso ciò che non si conosce, che da fatti reali. La notte, prima di addormentarmi però penso alle adozioni fatte da gente del nord. Le buone intenzioni hanno creato un gioco perverso. Le procedure per le adozioni sono piuttosto lente, e nei paesi poveri si sa che la corruzione è un male che coinvolge tutto e tutti. Quindi funzionari compiacenti allungano spesso una mano e chiudono un occhio, e la coppia può tornarsene a casa con un bambino in tempi relativamente brevi. Da qui a generalizzare che i gringos che arrivano rubino i bambini il passo è molto breve. Ma come poter dare torto a queste gente, quando da noi è ancora diffusa la diceria che sono gli zingari a rapirli?
Isa

lunedì, gennaio 15, 2007

A Sud


Spesso durante i fine settimana vengono organizzate delle tombole benefiche con lo scopo di raccogliere fondi da destinare a un malato che deve essere operato, per acquistare medicine per un malato cronico,ecc... . Il sistema sanitario non prevede un'assicurazione malattia ( solo chi ha un lavoro fisso puo' permettersene una), e la guarigione da una malattia spesso dipende dalla generosita' delle persone del quartiere, o da qualche associazione benefica. Piu' raramente da un 'organizzazione non governativa. Ieri sera hanno organizzato un "bingo bailabile" nella scuola elementare del quartiere dove abito. Destinataria del ricavato e' un'anziana signora malata di reni, che deve pagarsi le tre dialisi settimanali. Quasi tutti nel quartiere si sono impegnati a partecipare all'organizzazione. La mia collega, che ha il computer, ha preparato la lettera da stampare per la questua dei premi, altri si sono occupati delle vivande e altri del bere. Un bell'esempio di solidarietà e altruismo. Di solito queste feste sono ben frequentate perchè rappresentano uno dei rari momenti di sfogo e divertimento della settimana. Vi partecipano i bambini con i loro genitori, giovani e vecchi. La musica e' sempre altissima e la festa dura almeno fino alle tre del mattino. Si alternano giri di tombola con balli più o meno sfrenati. Sembrerebbe tutto fantastico, quasi idilliaco, ma musica e balli sono spesso accompagnati dall'abuso di alcol. Di solito i più facinorosi si limitano a qualche scaramuccia, che gli agenti di polizia ( sempre presenti) vedono di sedare sul nascere. Ieri sera qualcosa è però andato storto. Il primo litigio e' iniziato verso le tre del mattino, e fortunatamente non ha portato a gravi conseguenze. Il secondo litigio, verso le sei e mezza, ha ridotto in fin di vita un giovane. La polizia sta ancora cercando il responsabile.Catamayo è una città che, sebbene sia a una sola ora di bus da Loja, sembra così lontana da ciò che la circonda. Qui tutto arriva con anni di ritardo ( la telefonia mobile, le lavatrici, gli elettrodomestici,...).A volte sembra di vivere nella città di Macondo, quella descritta da Marquez in Cent'anni di solitudine. E' una città a forte migrazione perchè c'è penuria di lavoro, e il poco lavoro che c'è spesso e' mal retribuito. E' una città dove si respira una costante aria di precarietà. Poche sono le case terminate. La maggior parte non hanno intonaco e dai tetti spuntano i ferri delle armature, che attendono l'arrivo di soldi da Stati Uniti e Spagna. Tutto sembra in attesa di qualcosa che, si sa, molto probabilmente non arriverà mai.I poveri sono molti e sono dappertutto. Come spesso capita anche negli altri paesi ( Europa compresa), alla disoccupazione si aggiunge la piaga dell'alcolismo. Chi non ha più speranze e sogni, cerca rifugio in paradisi a basso costo. Quasi tutti i giorni, ma soprattutto durante i fine settimana, si incontrano ubriachi che dormono per terra o che pontificano agli angoli delle strade. Poi il lunedì tutto ricomincia come prima. La ricerca di un lavoro giornaliero, la speranza di partire, la triste realtà della vita, la mancanza di un futuro. Fino al venerdì, quando, un po' di trago e molta birra, farà sembrare tutto meno nero .Io lavoro con i figli di questa gente. Stupendi bambini che molto probabilmente hanno già un cammino segnato, che vivono un presente di violenza e di abuso, ma che hanno sempre negli occhi la voglia di ridere e di giocare. Mi sento felice e fortunata di poter condividere questo breve percorso della mia vita con loro. A presto. Isa

lunedì, gennaio 08, 2007

A Sud



ll passaggio dall'anno vecchio all'anno nuovo qui lo si festeggia con il fuoco. Praticamente ogni famiglia costruisce un pupazzo (muñeco) che rappresenta l'anno che sta per concludersi. Puo' raffigurare una persona conosciuta ( capo ufficio, politici,...) oppure una condizione di vita che si vuole abbandonare. A mezzanotte si accendono i falo' per le strade e si bruciano i muñecos. Attraverso le fiamme tutto quello che e' stato durante il passato anno, si trasforma in qualcosa di nuovo, si spera, di migliore. L'anno nuovo nasce dalle ceneri di quello vecchio. Per rendere migliore l'anno che verra' bisogna anche saltare attraverso le fiamme dei falo'. L'esperienza e' da provare.
Ora siamo nel 2007 , la cenere dei pupazzi e' gia' quasi stata tutta dispersa del vento, rimangono solo alcuni cerchi neri agli incroci delle strade. Non so cosa di nuovo portera' questo anno alla
gente di questo paese. L'altro giorno il presidente Correa e' passato di qui per un discorso, che e' durato si e non dieci minuti. Poi e' ripartito alla volta di un'altra citta'. Sta viaggiando per il paese
per promuovere l'assemblea costituente. Scopo di questa assemblea e' quello di cambiare la costituzione, e conseguentemente, di ridistribuire il potere in maniera uniforme all'interno del governo.
E' un ottimo oratore, e se riuscira' a fare anche solo un decimo di quanto si e' prefisso, i cambiamenti non tarderanno a mostrarsi.
Poi ritorno alla realta' del mio lavoro, al vissuto dei miei allievi, e a volte penso che ci vorrebbe un miracolo per riuscire a dar loro la vita dignitosa che si meritano.
Isa
(Nella foto il neo presidente R. Correa)

lunedì, dicembre 25, 2006

A SUD

Catamayo, 24 dicembre 2006

"Di notte i cani abbaiano perchè vedono gli spiriti maligni che si aggirano per le strade. Abbaiando li spaventano e li scacciano" . Me lo dice guardandomi dritta negli occhi, e abbassando la voce. Quando don Manuel, il suocero della mia collega, ha in corpo un po' di aguardiente, inizia a parlare degli spiriti. Mi racconta di quella volta che , da piccolo, era riuscito a scacciarne uno colpendolo sulla testa con il calcio di una pistola. "L' ho fatto scappare, ma avevo i capelli tutti dritti sulla testa". Fantasia e realtà intrecciano i confini. A Don Manuel , quattro anni fa, e' morto un figlio di una malattia rarissima ( due casi censiti i tutto l'Ecuador), e lui e' convinto che l'abbiano avvelenato, o , peggio, che gli abbiano fatto un malocchio. Mi ritrovo sprofondata in una realta' fatta di magia a superstizione. Penso ai racconti di Manuel Scorsa e dei suoi personaggi magici. La magia degli scrittori sudamericani mi sembrava un modo per questa gente di frenare l'avanzata violenta irrispettosa del modello occidentale. Ora che in Sud America ci vivo, questo aspetto così forte e radicato mi fa quasi rabbia. Quando una persona sta male va dai curanderos o , alle volte, dai maghi. Se i primi possiedono conoscenze su erbe medicinali e possono sicuramente aiutare la gente, i secondi sono abili approfittatori della superstizione e dell'ignoranza . Quanta sofferenza si potrebbe risparmiare con una semplice visita dal medico ( e qui la sanità pubblica e' gratis), e con un po' di buon senso. Poi mi ritornano alla mente le immagini del processo alla Marchi, alla figlia e al mago brasiliano.... tutto il mondo e' paese. La mia parte razionale e quella più magica entrano in conflitto. Cosa può essere meglio, una visita dal medico e la medicina chimica, o rispettare le tradizioni e le conoscenze acquisite in secoli di storia? Potrei stare a combattere tutta una vita senza venirne a capo. Anche Terzani, una volta scoperto il cancro, e' andato a New York a farsi curare. Così cerco di pensare ad un equilibrio che permetta di conciliare le due cose senza pregiudicarne nessuna. L'esercizio richiede del tempo,ma ho ancora qualche mese per allenarmi. Guardando il calendario mi accorgo che la mia esperienza di volontaria a Catamayo ha già fatto il giro di boa, e che l'aereo che mi porterà (forse) a Buenos Aires si fa ogni giorno un po' più vicino. Non so se essere contenta per il lavoro svolto fino ad ora, e per il fatto che rivedrò alcuni amici che scenderanno dalla Svizzera, o se rattristarmi per il poco tempo che mi rimane e il tanto lavoro da fare. Forse e' solo l'avvicinarsi del Natale che fa riaffiorare le mie insicurezze e un filo di nostalgia.Poi penso all'intensa esperienza che sto vivendo qui, alla fortuna che ho di poter stare in questo paese, e l'ombra di tristezza se ne va. Buon Natale a tutte e a tutti. A presto.
Isa

lunedì, dicembre 18, 2006

A Sud


Questa settimana abbiamo finalmente iniziato a lavorare con i bambini, e ho scoperto che la mia esperienza di maestra serve a ben poco. Devo reimparare a fare il mio lavoro.I bambini sono bambini in tutto il mondo, ma a dipendenza dal contesto socio-culturale nel quale crescono, cambia il loro modo di confrontarsi e di relazionare con i compagni e con l'ambiente scuola. I bambini che frequentano la scuola che abbiamo appena aperto sono cresciuti per strada o dentro al mercato e non sono abituati ad avere una persona adulta come compagna di giochi. Le dinamiche relazionali che mettono in atto sono lo specchio della loro vita. Prima di procedere con gli aspetti piu' educativi del progetto, dobbiamo costruire una relazione di fiducia con loro. Il tempo che mi rimane e' poco , meno di tre mesi, e temo che dovro' lasciarli proprio quando comincero' a conoscerli meglio. Venerdi' mattina uno dei bambini e' arrivato accompagnato dal papa'. Sebbene fosse mattina presto era gia' completamente ubriaco. E' stata un'impresa riuscire ad accompagnarlo all'uscita, nulla comunque a confronto di quello ha dovuto fare l'altro figlio piu' grande per riaccompagnarlo a casa. Io ho dovuto ascoltarlo e parlargli solo per una decina di minuti, ma i suoi figli e sua moglie devono costantemente vivergli accanto. Alcuni altri bambini non sono stati registrati all'anagrafe, perche' la madre aspetta che il padre li riconosca e gli dia il cognome, altri non vengono vaccinati perche' la famiglia crede che sia un male, altri sono abituati a girare senza vestiti e a fare i loro bisogni dove capita. A volte penso che non riusciro' mai ad adattarmi, e che l'impresa nella quale mi sono avventurata sia piu' grande di me. Inoltre il disequilibrio tra quanto sto dando e quanto sto ricevendo e' sempre piu' evidente. So che rientrero' a casa piu' ricca, ma non so quanto di quello che sto facendo sara' loro veramente utile. In questi giorni gli spunti di riflessione non sono mancati. Quello che vorrei raccontarvi oggi non e' molto allegro, ma riguarda un aspetto della vita di qui che spesso passa sotto silenzio, o peggio, come normalita'Un pomeriggio uscendo di casa, ho visto passare un corteo di persone che portava a spalle una bara. Camminavano molto velocemente, percorrendo la strada che conduce alla chiesa, forse perche' il sole era molto forte, forse perche' la cassa non era molto pesante, visto che conteneva il corpo di una giovane donna uccisa dal marito. La violenza domestica, come in molte altri parti del mondo, e' un fenomeno diffusissimo qui in Ecuador. A farne le spese di solito sono le donne e i bambini. La maggior parte delle volte non viene sporta una denuncia, perche' la paura e' troppo forte, o perche' con un marito o un padre in carcere il guadagno sarebbe ancora minore , e il rischio di patire la fame piu' concreto. Il percorsoper il riconoscimento dei diritti di donne e bambini e' ancora molto lungo. Il governo si impegna a promulgare leggi che pero' nella realta' non hanno unriscontro. Mancano i finanziamenti per progetti di recupero delle vittime, e per una efficace sensibilizzazione della popolazione piu' povera. Che il nuovo corso politico possa finalmente portare a una svolta? Lo spero tantissimo. A presto.
Isa

martedì, dicembre 12, 2006

A Sud


Ogni volta che si porta qualcosa di nuovo in un paese si provoca un piccolo terremoto nei costumi e nelle tradizioni locali. Ogni nuovo gesto provoca trasformazioni non previste,e a volte nemmeno positive. Giovedi' e' toccato alla mia collega e a me provocare una piccola scossa; abbiamo comperato per la scuola un piccolo aspirapolvere. La mia coscienza ha cominiato a tormentarmi. Se da un lato sono sicura che un miglioramento delle condizioni di lavoro per le donne sia una conquista, dall'altra non posso fare a meno di pensare che l'introduzione di questo elettrodomestico portera' ad un inevitabile aumento del consumo energetico, con relativo aumento di costi e prezzi, e a un'inevitabile ricaduta a livello ambientalePoi sabato mattina abbiamo deciso di provarlo a casa della mia collega. Eravamo nella mia stanza, abbiamo aperto la scatola e ho iniziato a montarlo ( per me una routine). Nella stanza e' calato uno strano silenzio. Ho alzato lo sguardo e ho visto tre paia di occhi ( la mia collega ha due figlie piccole)che mi guardavano come se fossi stata il mago della pioggia. Credo che nessuno mi abbia mai guardata cosi'. Ho provato un brivido e un'emozione forte. Ho riabbassato lo sguardo perche' avevo gli occhi lucidi. Quando lo abbiamo acceso, e' espolsa la gioia. Le bambine hanno cominciato a ridere e correre per tutta la casa. Non avrei mai pensato di potermi deivertire e commuovere cosi' tanto pulendo la casa.Domani inoltre sara' il grande giorno. Inizieremo finalmente a lavorare con i bambini. Dal ministero e' arrivata la tanto attesa autorizzazione. Non vedo l'ora di poterli conoscere e condividere con loro i tre mesi di lavoro che mi restano. Settimana prossima vi potro' sicuramente raccontare di piu'. Per ora e' tutto. A presto, un abbracio forte.

Isa

lunedì, dicembre 04, 2006

A Sud


Oggi e' domenica, per me e' giorno di mercato. Camminando tra i banchi dove e' esposta la merce mi guardo attorno e osservo la moltitudine di gente che vende e compra. E' uno spazio di incontro e di scambio per la gente della citta'. Qui ci vengono tutti, benestanti e mendicanti. All'inizio facevo fatica a non pensare alle norme igeniche che ogni negozio o spaccio deve rispettare da noi. Poi ho fatto l'abitudine alle mosche, agli odori, ai bambini sudici che giocano per terra, ai cani che si aggirano alla ricerca di qualcosa da mangiare. Tutto sembra caotico, ma allo stesso tempo sembra seguire un ordine che si mantiene intatto da secoli. Si discute , si baratta, si tira sul prezzo. Accanto al mercato c'e' un piccolo "bennet" (chiamiamolo cosi'), di una catena di distribuzione all'ingrosso. Ci sono congelatori, prodotti in scatola ( quasi tutti Nestle'), i pavimenti sono limpidi, la gente parla sottovoce. Per me, che arrivo dalla linda Svizzera, dovrebbe sembare il paradiso, invece... .Gli impiegati sono pochi e il prezzo e' quello che sta scritto sulla confezione. Il rapporto tra merci e venditori e' molto diverso. Al mercato molta gente vende poco, qui pochi impiegati vendono tanto e di tutto.Mentre mi gusto un'orchata non posso fare a meno di pensare a quanta gente vive e sopravvive vendendo e comprando al mercato. Nessuno dei venditori e' ricco, ma questa piccola attivita' permette di mantenere moltissime famiglie, anche con attivita' collaterali. Fuori dal mercato ci sono taxisti e "tricicleros", che accompagnano a casa persone e merci acquistate, c'e' un "comedor" dove mangiano i venditori e i clienti delle bancarelle. Si spende poco e ci si sazia. Tutte queste attivita' permettono di mandare avanti l'economia del paese. Mi ricordo il racconto di un uomo incontrato a Bangkok. Mi diceva che dopo il crollo dei mercati asiatici sono stati i piccoli commerci, i venditori per le strade, le bancarelle improvvisate che hanno permesso ai thailandesi di non affogare nella poverta', di sopravvivere e di mandare avanti il paese.Qui e' lo stesso. Petrolio, cacao, gamberetti, fiori, sono tutti per l'esportazione.La fortuna e la sfortuna di queste merci ( e del paese che le produce) dipende dalle fluttauzioni del mercato. La gente , nella vita di tutti i giorni, invece vive dei piccoli commerci. Spero che i grandi magazzini non possano espandersi come da noi. Non per permettere ai turisti di vedere come si vive e si sopravvive in un paese povero, ma per dare una chance anche ai piu' poveri. Un abbraccio, a presto.

Isa