martedì, dicembre 12, 2006

A Sud


Ogni volta che si porta qualcosa di nuovo in un paese si provoca un piccolo terremoto nei costumi e nelle tradizioni locali. Ogni nuovo gesto provoca trasformazioni non previste,e a volte nemmeno positive. Giovedi' e' toccato alla mia collega e a me provocare una piccola scossa; abbiamo comperato per la scuola un piccolo aspirapolvere. La mia coscienza ha cominiato a tormentarmi. Se da un lato sono sicura che un miglioramento delle condizioni di lavoro per le donne sia una conquista, dall'altra non posso fare a meno di pensare che l'introduzione di questo elettrodomestico portera' ad un inevitabile aumento del consumo energetico, con relativo aumento di costi e prezzi, e a un'inevitabile ricaduta a livello ambientalePoi sabato mattina abbiamo deciso di provarlo a casa della mia collega. Eravamo nella mia stanza, abbiamo aperto la scatola e ho iniziato a montarlo ( per me una routine). Nella stanza e' calato uno strano silenzio. Ho alzato lo sguardo e ho visto tre paia di occhi ( la mia collega ha due figlie piccole)che mi guardavano come se fossi stata il mago della pioggia. Credo che nessuno mi abbia mai guardata cosi'. Ho provato un brivido e un'emozione forte. Ho riabbassato lo sguardo perche' avevo gli occhi lucidi. Quando lo abbiamo acceso, e' espolsa la gioia. Le bambine hanno cominciato a ridere e correre per tutta la casa. Non avrei mai pensato di potermi deivertire e commuovere cosi' tanto pulendo la casa.Domani inoltre sara' il grande giorno. Inizieremo finalmente a lavorare con i bambini. Dal ministero e' arrivata la tanto attesa autorizzazione. Non vedo l'ora di poterli conoscere e condividere con loro i tre mesi di lavoro che mi restano. Settimana prossima vi potro' sicuramente raccontare di piu'. Per ora e' tutto. A presto, un abbracio forte.

Isa

lunedì, dicembre 11, 2006

E' morto il tiranno

Ricordando le oltre 100.000 vittime di Pinochet


La notizia:"Si comunica la dolorosa morte dell’ex presidente della repubblica ed ex comandante in capo dell’esercito, capitano generale Augusto Pinochet Ugarte. Alle 13.30 (le 17.30 italiane di ieri) il paziente ha sofferto un inatteso e grave scompenso che ha obbligato il suo trasferimento in condizioni critiche nel reparto di rianimazione. Sono state applicate tutte le misure mediche possibili per rianimarlo - conclude il bollettino - ma non si è ottenuta una risposta clinica positiva, e la morte è intervenuta alle 14.15".
Pinochet è morto in libertà, impunito dalla giustizia umana nonostante gli atroci crimini commessi durante la sua sanguinaria dittatura, dall’11 settembre del 1973 (quando con un golpe rovesciò il governo democratico di Salvador Allende) sino al 1990.
Il popolo cileno che per anni ha patito da solo l'arrogante crudeltà del dittatore, amico dei potenti della terra, ora forse può tornare ad affrontare il futuro anche se "il dittatore è morto amministrando il suo bottino di guerra con la complicità di una giustizia cilena sospettosamente lenta."( Luis Sepulveda).

domenica, dicembre 10, 2006

Domanda lecita

Si può sapere qual è la famiglia tradizionale che tanto sta a cuore a chi veramente sembra avere il potere in questo Paese? Quella di Prodi con la moglie Flavia e i figli Giorgio e Antonio o quella di Berlusconi con la exmoglie CarlaElvira e i figli Maria Elvira (che si fa chiamare Marina) e Piersilvio e con l'altra moglie Veronica Lario, al secolo Miriam Bartolini, con i figli Barbara, Eleonora e Luigi? Quest'ultima famiglia è forse quella più accreditata, visto che nella cappella di Villa S.Martino si celebrano Messe publicizzate. Certo non può essere considerata, suppongo, famiglia tradizionale quella di Emilio Colombo, senatore a vita, anche se per "salvarla"lo stesso si è autoaccusato di essere cocainomane (per fini terapeutici). Ci sono altre strane famiglie, clandestine, di cui si sa ma non si dice, che pare vedano coinvolti persino presidenti di Regione, preti e ...vescovi. Sono pettegolezzi? Può essere. Forse non si tratta di unioni d'amore, ma solo di sesso e allora non possono certo essere considerate tradizionali, casomai maniacali, aberranti ,come le torbide storie che vedono coinvolti adulti e bambine/i...
Ma noi, italiani, cosa pensiamo veramente? Ci sta bene davvero quello che i politici pensano per noi? La loro ipocrisia che copre ipocrisie più profonde e vergognose?

Fino a quando pecore?


sabato, dicembre 09, 2006




Passo dopo passo qualcosa sta cambiando nel Paese e se anche i nostri pavidi politici a Roma si barcamenano intimoriti dall'isteria oltreteverina, qua e là, a livello locale, si manifestano prese di posizione più vicine alla volontà popolare che ormai riconosce alle coppie di fatto, amiche o vicine di pianerottolo, il diritto all'esistenza e perciò il conseguente riconoscimento civile e giuridico. Prima o poi anche il Parlamento avvertirà l'esigenza di porsi sulla stessa lunghezza d'onda della maggioranza, pena il ripudio popolare. Non si può fermare l'evoluzione, si può rallentare, frenando e puntando i piedi come la gerarchia cattolica ha sempre fatto nella sua secolare storia, ma poi, a suole consumate, anche lei dovrà rassegnarsi alla realtà. E a un po' di potere in meno. Credo che questo scotti veramente alla gerarchia, la perdita del potere sulle coscienze che è stata la sua forza e la sua ricchezza fino allinizio del fenomeno della secolarizzazione che ha coinvolto i Paesi occidentali a partire dalla fine degli anni '50 del secolo scorso. Mentre lancia anatemi e invettive, probabilmente la diplomazia vaticana sta già pensando al caro prezzo che farà pagare allo Stato italiano per aver ceduto sulle famiglie tradizionali. E non sarà un risarcimento morale chè non mitiga la perdita di potere: sarà qualcosa di più concreto, nella logica del do ut des , quello sì sempre classico e tradizionale.


Intanto andiamo avanti con questo teatrino finchè laggiù, nelle due capitali romane, non raggiungeranno un accordo soddisfacente, pegno della mancata laicità dello Stato italiano.

venerdì, dicembre 08, 2006

Orsenigo come Padova?


La sindaca di Orsenigo, Licia Viganò (DS), è decisa: prima della scadenza del mandato realizzerà nel comune lariano il registro delle unioni civili insieme al riconoscimento anagrafico proprio come a Padova. «L'istituzione di questo registro - dichiara la Viganò - non è altro che un modo per ufficializzare in Comune la convivenza, che tra l'altro spesso dal punto di vista anagrafico già risulta attraverso le residenze dei componenti. Oltre allo stato di famiglia che già sancisce l'unione di due persone legate da vincoli affettivi, daremo una ulteriore sottolineatura alle situazioni che già esistono».

La sindaca è componente di spicco di quel Coordinamento Donne dei Democratici di Sinistra che al congresso provinciale del partito quindici giorni fa, propose, e fece approvare a maggioranza, un documento nel quale il registro per le convivenze era punto cardine.«Presenterò la proposta di istituire i registri per le coppie di fatto alla mia maggioranza in consiglio comunale. D'altronde esprimo una posizione che non è altro che la logica traduzione in pratica dei contenuti che, attraverso il documento del Coordinamento Donne dei Ds, presentammo alla platea congressuale a fine novembre. Non c'è dunque nulla di strano nella mia decisione».

Il primo cittadino di Orsenigo sottolinea ripetutamente il forte valore simbolico del registro per le coppie di fatto. «È questo l'aspetto che sta alla base della mia convinzione - afferma la Viganò - Il valore simbolico di una scelta di questo genere è alto ed è un segnale verso il riconoscimento delle convivenze di fatto, fenomeno sociale in aumento».

Nel comune in questione, poco meno di 2.500 abitanti, lo stesso primo cittadino afferma che «i dati parlano di un 5% di coppie conviventi, anche se è molto difficile avere dati precisi perché spesso accade che mentre un componente ha la residenza in paese, il secondo la mantiene altrove pur abitando stabilmente sotto lo stesso tetto».Altro aspetto assai delicato circa l'istituzione del registro per le coppie di fatto riguarda le eventuali tipologie riconosciute dal Municipio. Ma la Viganò chiarisce subito che, nel momento in cui il registro venisse ufficialmente istituito, non vi saranno distinzioni di sesso, età o provenienza.«È evidente che la maggior parte delle coppie che ha scelto la convivenza e non il matrimonio è eterosessuale - sottolinea il primo cittadino di Orsenigo - ma l'orientamento sessuale non sarà di certo una discriminante per l'accesso al registro. Anzi, ritengo che debbano essere comprese tutte le coppie che, in virtù di un chiaro legame affettivo e di una scelta di condivisione della vita, decidano di formalizzare la loro posizione. Anche due donne anziane che dovessero trovarsi a vivere insieme, per fare un esempio».

In prospettiva, la Viganò ritiene che la creazione di un registro comunale per le coppie di fatto possa essere un primo passo verso provvedimenti legislativi e giuridici ancora più incisivi.«Persino l'Istat - afferma la sindaca di Orsenigo - ha messo nero su bianco che le convivenze aumentano e rappresentano una categoria sociale da classificare. I giovani che scelgono la convivenza, poi, sono sempre di più. Il 31 ottobre scorso ho sposato una coppia che vive insieme da 25 anni e che ha scelto questo passo per i riflessi sulla vita pratica. Mi sono persino trovata in imbarazzo, durante la cerimonia, a leggere loro i passi del Codice civile dove si ricordano i doveri di come crescere una prole, visto che i due sposi ne sapevano già molto dopo tanti anni vissuti insieme».«Per questo - conclude l'esponente dei Ds - urge che il legislatore affronti questa realtà e garantisca finalmente diritti e tutele anche alle coppie di fatto».
( Grazie a Paolo (DS) per la notizia. Nella foto Licia Viganò)

giovedì, dicembre 07, 2006

Attenti al lupo!


"No Prodi, no frodi, no froci" è uno dei tanti slogan della democratica manifestazione della destra di sabato scorso a Roma. Gli altri erano decisamente peggio, volgari e davvero pesanti. Del resto c'erano tante bandiere nere, croci celtiche, braccia tese, saluti romani, bandiere della X-Mas di Borghese. E persino l'ordine perentorio impartito alle truppe che “Soltanto gli organizzatori sono autorizzati a rispondere alle domande dei giornalisti”. In effetti sarebbe risultato difficile ad un forzaitaliota qualunque, o a un leghista padano e persino ad un camerata repubblichino illustrare le famose 67 tasse di Prodi senza rendersi conto dell'ennesimo inganno berlusconiano e provarne vergogna. I "froci" di gaylib prendono le distanze da Berlusconi, che li ha delusi e amareggiati per aver tassativamente escluso una famiglia diversa da quella formata da un uomo e una donna, coi suoi "figliuoli da allevare".

Sull'altra sponda, quella di sinistra, la Senatrice Paola Binetti della Margherita, attacca i suoi alleati e ripete fino alla noia che "il centrosinistra non farà mai i Pacs, a meno che non riesca a farli senza il voto dei cattolici ".

Il Consiglio Comunale di Padova però rompe gli indugi di Roma e approva il
riconoscimento anagrafico delle famiglie omosessuali. Grazie alla mozione di Alessandro Zan (Ds-Arcigay) rilascerà un attestato di famiglia sulla base dei legami affettivi.

Subito si levano grida (isteriche) da oltreTevere che denuncia l'ipocrisia (da che pulpito!) dei politici che parlano di PACS e di unioni di fatto, ma in realtà mirano all'accreditamento culturale delle cosiddette coppie di fatto. Anzi, "non si tratta di discorsi seri, perché non si basano sulla schiettezza", dal momento che a tessere le trame, subdolamente e segretamente, ci sono gli omosessuali, per cui "dietro l'angolo c'è in realtà l'introduzione progressiva, culturale e giuridica, della famiglia alternativa, specialmente omosessuale".

Non occorre un grande sforzo ermeneutico per comprendere il messaggio in codice ai politici. C'è solo da sperare si tratti di un ultimatum: finalmente si conosceranno le reali intenzioni dei nostri governanti.

martedì, dicembre 05, 2006

Accendete la radio!!!


Stasera su Radio Lora München, 92.4 o via cavo 96.75 MHZ, oppure via internet http://www.lora924.de/ , alle 21.00 va in onda "L'ora italiana".


Simonetta Soliani e Thilo Ruf parleranno dell'Emergenza -Napoli, ricordando le origini della camorra e del suo sviluppo nel tempo fino agli ultimi eventi di cronaca.

Seguiranno la presentazione della Vernissage Gegen Gewalt e un breve scorcio sulle tradizioni natalizie italiane e tedesche insieme a Alessandra Sorbello-Staub.

Per finire gli "Incontri di letteratura spontanea", interessante per chi ha nel cassetto piccole poesie o addirittura qualche romanzo, e gli appuntamenti culturali di Sonia Ercolani.

Mi raccomando sintonizzatevi e ......passate parola!

lunedì, dicembre 04, 2006



Eccoci a dicembre, arrivare a Natale è ormai un attimo. L'atmosfera domestica è un po' tesa per via dell'impegnativo appuntamento che vedrà En protagonista di un importante intervento di fronte ad una platea gremita di capi e megacapi: non è la prima volta, ma in queste occasioni entra in fibrillazione con largo anticipo ed il suo umore, comprensibilmente, ne risente. Dan ha procurato, con l'intenzione di distrarlo, un karaoke che pare fantastico, subito collaudato ieri da entrambi con buona pace dei vicini, sempre troppo pazienti ed educati. Mi sembra di aver notato, nell'intera giornata, una più assidua frequentazione del piano lavanderie, ma non saprei se per i tanti bucati prenatalizi o per sfuggire agli assordanti gorgheggi dei due artisti. Certo è che il sotterraneo era l'unico piano non raggiunto dalle loro sonorità non sempre melodiche. Siamo alla vigilia delle feste e un po' di vita nel palazzo alla fine rallegra e scalda i cuori come si dice.
La settimana è trascorsa comunque serena, con gli amici dell'Arcobalario sempre più presi dal nuovo sito (in costruzione) e dalla voglia di fare gruppo in questa, grazie a loro, meno gelida città di confine. Un po' alla volta, senza forzature o inutili scontri, la nostra piccola e pacifica rivoluzione ancora semiclandestina darà segni concreti di incisività o almeno di esistenza.
Intanto ci lasciamo coinvolgere dal generale clima di attesa, tipico del Natale. Il secondo in troppia.



A Sud


Oggi e' domenica, per me e' giorno di mercato. Camminando tra i banchi dove e' esposta la merce mi guardo attorno e osservo la moltitudine di gente che vende e compra. E' uno spazio di incontro e di scambio per la gente della citta'. Qui ci vengono tutti, benestanti e mendicanti. All'inizio facevo fatica a non pensare alle norme igeniche che ogni negozio o spaccio deve rispettare da noi. Poi ho fatto l'abitudine alle mosche, agli odori, ai bambini sudici che giocano per terra, ai cani che si aggirano alla ricerca di qualcosa da mangiare. Tutto sembra caotico, ma allo stesso tempo sembra seguire un ordine che si mantiene intatto da secoli. Si discute , si baratta, si tira sul prezzo. Accanto al mercato c'e' un piccolo "bennet" (chiamiamolo cosi'), di una catena di distribuzione all'ingrosso. Ci sono congelatori, prodotti in scatola ( quasi tutti Nestle'), i pavimenti sono limpidi, la gente parla sottovoce. Per me, che arrivo dalla linda Svizzera, dovrebbe sembare il paradiso, invece... .Gli impiegati sono pochi e il prezzo e' quello che sta scritto sulla confezione. Il rapporto tra merci e venditori e' molto diverso. Al mercato molta gente vende poco, qui pochi impiegati vendono tanto e di tutto.Mentre mi gusto un'orchata non posso fare a meno di pensare a quanta gente vive e sopravvive vendendo e comprando al mercato. Nessuno dei venditori e' ricco, ma questa piccola attivita' permette di mantenere moltissime famiglie, anche con attivita' collaterali. Fuori dal mercato ci sono taxisti e "tricicleros", che accompagnano a casa persone e merci acquistate, c'e' un "comedor" dove mangiano i venditori e i clienti delle bancarelle. Si spende poco e ci si sazia. Tutte queste attivita' permettono di mandare avanti l'economia del paese. Mi ricordo il racconto di un uomo incontrato a Bangkok. Mi diceva che dopo il crollo dei mercati asiatici sono stati i piccoli commerci, i venditori per le strade, le bancarelle improvvisate che hanno permesso ai thailandesi di non affogare nella poverta', di sopravvivere e di mandare avanti il paese.Qui e' lo stesso. Petrolio, cacao, gamberetti, fiori, sono tutti per l'esportazione.La fortuna e la sfortuna di queste merci ( e del paese che le produce) dipende dalle fluttauzioni del mercato. La gente , nella vita di tutti i giorni, invece vive dei piccoli commerci. Spero che i grandi magazzini non possano espandersi come da noi. Non per permettere ai turisti di vedere come si vive e si sopravvive in un paese povero, ma per dare una chance anche ai piu' poveri. Un abbraccio, a presto.

Isa

sabato, dicembre 02, 2006

Amore, finché vuoi,Finché resisti tu…
Rimani dove sei…Non te ne andare più!
Io ti difenderò.A nutrirti, sarò io!
Tu sopravviverai,Disperato amore mio!
Ce la farai.
Tu esisterai con me.
Ostinato amore mio!
(R.Z.)

venerdì, dicembre 01, 2006

1 Dicembre 2006

... Piero Matteo Alessandro Maria Ezio Giulio Michele Nicola Federico Francesco Alessandro Marino Pasquale Gaia Nicola Sandro Gianni Gianluca Luigi Paola Alberto Pamela Lorenzo Gabriele Carlo Felicia Cosimo Mara Giorgio Edda Mario Elisa Nino Tarcisio Tatiana Bruno Tiziana Lello Andrea Ermanno Leonardo Paolo Laura Adelmo Antonella Antonio Davide Patrizia Rachele Benedetto Angelo Marcello Gabriella Giordano Salvatore Fabio Giuliano Fulvia Aurora Licia Samuele Dario Roberto Emanuele ...

giovedì, novembre 30, 2006

Per essere popolo


C'è nella nostra voglia di stare insieme, di vivere momenti di allegra spensieratezza e simpatico divertimento, il bisogno di normalità, di essere completamente noi stessi senza finzioni, senza quelle forzature che il quieto vivere ci suggerisce di adottare quando siamo in mezzo agli altri. Un bisogno di fare gruppo, di sentirci parte di un popolo che nasce dalla lunga, a volte drammatica solitudine nella quale abbiamo maturato l'accettazione di noi stessi, diversi per comune definizione sociale anche all'interno della stessa famiglia. L'esperienza individuale della sofferenza, a volte coraggiosamente affrontata, altre passivamente subita, ha permesso a ciascuno di noi di riconoscere, al di là delle tante differenze che caratterizzano gli esseri umani, la scoperta del limite (di ogni tipo) come elemento accomunante, unificante dell'intero genere. Possiamo anche essere differenti per origine, cultura, etnia, ceto, religione, identità sessuale, etc., ma alla fine, quel che veramente conta è che siamo tutti uguali di fronte al dolore e alla sofferenza. Nessun privilegio di censo e casta pone qualcuno al di sopra degli altri, anche se la storia e la stessa realtà sembrerebbero dimostrare il contrario. Forti di questa acquisita certezza, le divisioni, le intolleranze e le esclusioni suonano come artificiali tentativi di riscatto destinati all'inevitabile fallimento, mentre appare urgente e necessario vivere relazioni capaci di andare oltre l'apparenza, fin dentro il cuore della persona.

Non ci sono ancora leggi che tutelino la nostra realtà come nel resto dell'Europa, ma già oggi anche nella provinciale Italia registriamo un lento ma progressivo cambiamento nel sentire comune. E' un buon segnale.

L'AIDS/HIV, entrato prepotentemente nella vita mondiale e nel dibattito sociale ormai 27 anni fa come elemento frenante e addirittura salutato da qualche parte come il giusto castigo divino, accomuna oggi Nord/Sud, Est/Ovest, etero e omo, uomini e donne, ricchi e poveri, bianchi e neri. La causa scatenante è un virus, anzi un retrovirus, che nulla aggiunge o toglie alla dignità dell'essere umano, al contrario impegna tutti, secondo responsabilità diverse, nella lotta comune contro la pandemia, specie là dove è più virulenta perchè alimentata dalle diseguaglianze sociali.

Il 1 dicembre è anche il giorno della memoria di quanti, meno fortunati di noi, sono incappati nel virus quando ancora non esisteva alcuna terapia di contenimento. Prima ancora della lenta agonia fisica, hanno sperimentato l'atroce sofferenza della condanna sociale alla solitudine disperata. Non possiamo dimenticarli: il loro ricordo pesa sulla coscienza di questa società che non ha voluto (e forse non vuole ancora) riconoscere nel malato, uomo imperfetto, l'immagine più vera di se stessa.

Non avrebbe senso ricordare i morti se non ci fosse contemporaneamente un'attenzione speciale, fatta di concreta solidarietà, per chi ancora oggi vive nella solitudine il dramma dell'Hiv: finchè permarrà il bisogno di nascondersi e di autoescludersi, perchè malati, non potremo considerarci pienamente popolo...

mercoledì, novembre 29, 2006

Non se ne parla quasi più, sembra non sia più necessario fare prevenzione, ma la pandemia dell’infezione da Hiv/Aids continua ad aumentare e a diffondersi: i dati UNAIDS/OMS del 2006 stimano che 39,5 milioni di persone vivono con l’Hiv/AIDS. Nel 2006 vi sono state 4,3 milioni di nuove infezioni, di queste 2,8 milioni (65%) sono avvenute nell’Africa subsahariana ma un importante incremento di nuovi casi (più del 50% dal 2004) si sta verificando anche nell’Europa orientale e in Asia centrale. Nel 2006 sono state 2,9 milioni le persone morte a causa del virus. In nord America e nell’ Europa occidentale e centrale il numero totale delle persone sieropositive continua ad aumentare (anche, in parte, per gli effetti della terapia antiretrovirale che riduce notevolmente il passaggio da sieropositività ad Aids), con un numero relativamente stabile di nuove infezioni per anno nell’America del Nord e con un aumento di nuove infezioni per quello che riguarda l’Europa Occidentale.


L’istituzione più importante a livello internazionale nella lotta all'Aids, l’UNAIDS (Joint United Nations Programme on Hiv/Aids), dal 2004 ha adottato lo stesso slogan per celebrare questa data: STOP AIDS. KEEP THE PROMISE che durerà fino alla fine del 2010, anno in cui si dovrebbe “misurare” quanto è stato raggiunto in riferimento alla “Dichiarazione per l’Accesso Universale ai trattamenti nella risposta mondiale per la lotta contro l’Hiv/AIDS”. Benché lo slogan sarà lo stesso da qui al 2010, ogni anno vi sarà una nuova parola chiave che indicherà il focus dell’anno. Per il 2007 la parola chiave è “ACCOUNTABILITY- RESPONSABILITA'”,indirizzato a tutti coloro che ancora non si stanno prendendo le loro responsabilità e che sono stati quindi individuati come i maggiori ostacoli alla lotta contro il virus. Si tratta ad esempio di quei governi che non applicano strategie efficaci contro la diffusione del virus per la tutela della cittadinanza, delle multinazionali farmaceutiche che non rendono accessibili i trattamenti e stanno conducendo una vera e propria guerra contro chi produce farmaci generici, dei leader religiosi che a fronte di una pandemia e di milioni di morti consigliano astinenza e fedeltà come unico strumento di prevenzione. Quest’anno anche UNAIDS ha puntato il dito verso questi soggetti “forti” ed infatti il tema di questa giornata mondiale, quest’ anno mette in primo piano la “RESPONSABILITÀ” (Accountability), intendendo la responsabilità di chi può fare la differenza nella risposta contro la pandemia, non quella del singolo individuo ( per saperne di più).

Appello del cuore


Hanno abbandonato questo povero Pitbullino maschio, bianco,
di circa 1 anno, dopo averlo ridotto così...E' veramente di buon carattere.
Vediamo, tra tutti, se riusciamo a trovare una famiglia affettuosa
anche per lui.....
Fabiana
N.B.Chi può raccogliere l'appello ci contatti per le successive indicazioni telefoniche.

martedì, novembre 28, 2006

Manifestazioni


Arriva il grande freddo. E' previsto nei prossimi giorni. Il 3 dicembre per essere precisi, domenica quindi. Preferirei anticipasse di un giorno, giusto per provare l'incondizionata fedeltà del popolo anticomunista al leader maximo tanto provato di questi tempi: sabato 2 c'è la manifestazione contro la finanziaria e il Governo di centrosinistra. In contemporanea, a Vicenza, una manifestazione contro la guerra e le basi militari USA in Italia, proprio mentre si completerà il ritiro , discutibile in questo momento, delle nostre truppe dall'Iraq ormai sull'orlo della guerra civile. Si sono avverate le peggiori previsioni di chi, dotato del solo buon senso e di un minimo di conoscenza storico-culturale, metteva in guardia i guerrafondai berlusconiani dal lasciarsi coinvolgere nelle follie interessate dell' amico George. Bella situazione davvero!

Ma vi ricordate qualche anno fa? Eravamo tutti messi a tacere non con la forza della ragione, ma con volgari insulti, tipico di chi non ha ragioni. L'unica voce non zittita era quella del vecchio papa che ostinatamente riproponeva l'uso della ragione e del dialogo contro l'intervento armato. Ma era teneramente compatito, come qualsiasi vecchio che si fissa testardamente su un'idea del tutto priva di senso, giusto perchè per troppi anni legato al ruolo di vicario del predicatore di Nazareth, tanto da immedesimarsi alla fine nel Verbo evangelico. Nemmeno i suoi vescovi poi lo prendevano troppo sul serio, almeno quelli italiani così fisicamente vicini a lui, troppo impegnati allora come oggi a tuonare contro le coppie irregolari e contro la diversità di trattamento delle scuole private, mai però credibilmente contro la guerra. Salvo casi isolati, i soliti. La salvezza sta nel corretto esercizio della sessualità all'interno dei modelli predefiniti dalla saggia tradizione morale: che c'entra l'uso dell'inganno per giustificare l'aggressione armata al popolo iracheno? Il fine giustifica i mezzi, altro che storie! Guai a riprendere l'allora Premier, anche se pubblico concubino (sic!), lui sì che aveva/ha a cuore le sorti della chiesa(istituzione)!

E visto che nessuno oggi ammette le proprie colpe a destra, dove le responsabilità sono più grosse (la sinistra come il solito è stata troppo tiepida ed accondiscentente e quindi pure colpevole) ,non mi resta che sperare nel gelo romano per spegnere le esaltazioni prevedibili di un intero popolo che, da quello che mostra, sembra aver rinunciato all'autonomia individuale in fatto di pensiero.

Ora va in scena la protesta contro la finanziaria, che importa l'Iraq?

lunedì, novembre 27, 2006

Ultimissime dall'Ecuador


Rafael Correa, candidato della sinistra, pare aver vinto in misura schiacciante le elezioni presidenziali ecuadoregne (notizia), di cui ci scriveva Isa proprio nell'ultimissimo post. Grandi problemi aspettano il neopresidente che eredita un Paese in ginocchio completamente da risanare attraverso profonde riforme sociali ed economiche.

Il Sudamerica ci sta sorprendendo per le ultime scelte elettorali che vedono nella sinistra la possibile svolta necessaria a risolvere le gravi questioni economiche in cui versa l'intera area.

Le prime parole di Correa sono state di speranza: “Dopo moltissimi anni di politiche sociali ed economiche tese all’esclusione che hanno provocato e costretto il nostro popolo all’emigrazione, abbiamo vinto! Non sono riusciti a rubarci la speranza”. Non si lascia turbare dal fatto che dovrà governare senza l'appoggio della maggioranza del Congresso:“Rispetteremo al massimo le decisioni del congresso, faremo in modo che legiferi per il bene comune, però nel caso in cui troveremo davanti a noi un’opposizione scorretta e tesa esclusivamente ad ostacolare le leggi di cui avremo bisogno, non esiteremo a consultare il popolo”.

Isa, ti sentiamo ancora più vicina.


E ora va in scena il dramma


Non se ne può più! Ora anche la recita a Montecatini e a Milano.Solo il popolo dei forzaitalioti (che lo si voglia o no fa rima con idioti) può credere alla sceneggiata del malore. Avete notato l'omino soccorritore entrare in scena alla battuta giusta? D'altra parte sono tanti i guai del leader dell'opposizione che, se anche il Governo, come già fatto ripetutamente in passato, se ne sta zitto per motivi suoi (ma quali sono? perchè non li dicono anche a noi?), la gente comune 'sta storia delle schede bianche, probabilmente manipolate, fatica a digerirla e vuole sapere. E allora al cavaliere, viziato da cinque anni di governo dei suoi propri interessi divenuti nazionali, non resta che emozionare, drammatizzando, nella speranza di placare la morbosa curiosità. Aveva già tentato lo scopo urlando al Paese che FI da subito aveva preteso il controllo delle schede, poi qualcuno ha fatto notare che FI aveva solo annunciato e dichiarato tale onesta intenzione, ma mai l'ha praticata nei fatti. La pratica del facciatollismo anzichè diminuire, aumenta con la gravità dei sospetti e persino con la constatazione dei fatti, come ampiamente dimostrato in passato.

E' troppo pretendere comunque di andare fino in fondo nell'inchiesta, almeno fin dove si può? Non è perdita di tempo se solo si potranno individuare le responsabilità politiche!

La questione morale di cui molti si riempiono la bocca non è solo problema di chi è disonesto e compie scelte contrarie al bene comune, ma investe anche chi sceglie il silenzio di fronte ad eventi dubbi e sospetti.

E poi, per favore, un minimo di pudore: finchè Dell'Utri (già condannato per mafia a 9 anni in Primo grado) non supera l'intero iter processuale con una eventuale sentenza di assoluzione definitiva lasciatelo al buio e spegnete i riflettori sopra di lui!

A Sud


Ciao a tutti,

rieccomi a voi. Vorrei avere piu' tempo per poter scriverevi piu' spesso, ma tempo libero e computer funzionanti non sempre si possono coniugare. I lavori al centro sono quasi finiti. Mi prende un senso di felicita' e orgoglio quando al mattino entro a scuola e vedo quello che siamo riuscite a fare in due mesi.Speriamo di poter accogliere i bambini in dicembre, ma incrocio le dite perche' abbiamo dovuto spostare la data di apertura gia' due volte. Oggi qui e' giorno di elezioni politiche, si vota per il secondo turno delle elezioni presidenziali. Gli ultimi giorni di campagna elettorale sono stati all'insegna della demagogia e del populismo. I due candidati hanno cercato di superarsi a vicenda , promettendo cose che non potranno mai mantenere. Si sono gettati addoso fango a vicenda e nessuno dei due ha presentato un programma politico chiaro e convincente. Qui la gente piu' povera vota con la pancia e non con la testa. Infatti e' difficile ragionare quando si ha fame.L'esito e' alquanto incerto, ma ascoltare la gente che discute e' molto interessante. Chi votera' per Correa, paragonato a Ugo Chavez, dice che finalmente si potra' uscire dalla corruzione e che il paese potra' davvero cominciare a camminare con le sue gambe. Scopo di questo eventuale presidente e' quello di rendere il paese piu' forte economicamente per renderlo piu' indipendente dall'estero; in particolare dagli Stati Uniti. Nei prossimi quattro anni vuole anche reintrodurre la moneta nazionale, ora sostituita dal dollaro. Coloro che voteranno per Noboa, l'uomo piu' ricco del paese, sostengono invece che chi sa amministrare cosi' bene le sue aziende sapra' fare altrettanto con lo stato. Questa mi sembra di averla gia' sentita qualche anno fa dalle nostre parti.... Il fratello della collega che mi ospita dice che votera' per Noboa, perche', anche se rispetta i poveri, sostiene che quando questi vanno al potere rubano piu' degli altri. Queste elezioni, mi hanno dato modo di poter parlare di piu' con la gente,e di scoprire, con un po' di preoccupazione, che anche qui il razzismo e' fortemente radicato. I mestizos, discendenti degli spagnoli, sembra che si considerino superiori agli indigeni e alle persone di colore. Infatti questi ultimi occupano i gradini piu' bassi della scala sociale ecuadoregna. Lavorano nei campi e come operai, pagati a giornata. I *bianchi* invece occupano di solito i posti piu' importanti e meglio retribuiti . Forse un po' ingenuamente pensavo che nella difficolta' le persone ventaggiate riuscissero a unire le forze, ma devo ricredermi e prendere atto che qui il cammino per l'emancipazione delle minoranze e' ancora lungo.Come straniera e' piu' facile riuescire a mantenere una distanza e osservare la societa' di questo paese.Mi sento pero' molto coinvolta quando lavoro con le donne sole di qui. Condividere la stessa zappa, lo stesso sasso all'ombra e tenere in braccio i loro figli, mi rende felice, ma allo stesso tempo mi provoca una dolorosa frattura, e mi spinge a chiedermi che senso ha avuto la mia vita fino ad oggi. La ricerca della mia identita' e il mio outing, mi sembrano delle inezie paragonate alle prove che la gente qui deve quotidinamente superare. Forse e' vero che abbiamo bisogno di vedere e vivere la poverta' per riuscire a dare un senso alla nostra vita. Vita che a casa mi e' sempre sembrata perfetta. So che i miei sentimenti di questi giorni sono comuni a molte persone che hanno intrapreso il mio stesso viaggio. Ma sono comunque difficili da digerire, e il sentimento di inadeguatezza rimarra' ancora a lungo. Sono quasi arrivata a meta' del mio percorso come volontaria, e questi mesi sono stati per me fonte di crescita e di felicita', ma anche di sofferenza e di difficolta' di adattamento. A volte mi pongo la domanda se riusciro' a riconoscermi nei visi e negli sguardi degli amici che sono rimasti a casa.A presto.

Isa

domenica, novembre 26, 2006

Si mangia al buio




A Mosca hanno aperto un ristorante in cui si mangia al buio (notizia), dicono per non essere distratti e poter così gustare solo ed esclusivamente il sapore del cibo. Naturalmente è per palati esigenti, intenditori. La cucina, l'alta cucina, non quella casalinga e quotidiana, sta diventando un elemento di distinzione elitaria: il piatto deve avere determinate caratteristiche, si devono distinguere i singoli ingredienti perfettamente amalgamati nel tutto, caldo e freddo, morbido e croccante, agro e dolce insieme e naturalmente bello esteticamente . Ci sono grandi chef che nella creazione delle loro pietanze si ispirano addirittura a capolavori dell'arte figurativa. Si tratta di una vera filosofia che sta conquistando anche il cuoco della mensa aziendale. Sicuramente anche la culinaria risponde alle istanze del nostro tempo che si concentrano sul bello in tutte le sue forme. Rimango comunque un po' stupito dall'importanza crescente, a volte esagerata, che le si attribuisce, considerando incidentalmente che nel mondo, ma anche tra noi, sono moltissimi gli umani che non possono alimentarsi a sufficienza e tantomeno scegliere cosa mangiare. Al massimo la scelta è tra gli scarti del mercato.


Un appunto al ristorante moscovita che immagino farà presto tendenza va fatto: tanta concentrazione sul gusto da richiedere l'oscuramento totale come si concilia con l'aspetto socializzante del pasto? Ci si abituerà a conversare senza guardare negli occhi gli interlocutori? Vabbeh, questo ormai lo facciamo già!