giovedì, luglio 03, 2008

La Porta di Lampedusa (dal blog di Mel)

“I re non toccano le porte.
Non conoscono questa felicità: spingere
davanti a sé con dolcezza
o bruscamente uno di quei grandi
pannelli familiari, voltarsi
verso di esso per rimetterlo
a posto, tenere
fra le braccia una porta.”
Francis Ponge (1899-1988) da I piaceri della porta.

Il carissimo Francesco di Lampedusa mi ha mandato la foto della Porta di Lampedusa*.
Non voglio aggiungere altro alla bellezza della foto, né affrontare il nodo degli immigrati.
Come direbbe, invece, un grande critico, sono stato colto dal demone dell’analogia, mirando l’oggetto.
Il particolare dell’imbarcazione che l’attraversa la rende ancora più suggestiva.
Dovremmo considerarci davvero fortunati, quando davanti a noi ci sono porte da aprire e, dietro di noi, da chiudere. Ci sono porte che non abbiamo mai sfiorato, altre che neanche abbiamo visto. Alcune non le abbiamo volute aprire.
Ci sono porte, invece, senza pannelli, verso cui le braccia tendono, forsennate, ingannate dall’ampiezza dell’entrare.
Un mondo senza porte, però, toglie il gusto della ricerca.
Grazie, Francesco!
La tua foto compendia una lettura spassosissima sulla cosalità delle cose della filosofa Francesca Rigotti.
Il libello è Il pensiero delle cose, edito da Apogeo.

*L'opera,realizzata da Mimmo Paladino, è una porta di quasi cinque metri di altezza e di tre metri di larghezza, realizzata in ceramica refrattaria. "Il significato fondamentale di quest'opera - ha spiegato Gian Marco Elia - è quello di consegnare alla memoria quest'ultimo ventennio in cui abbiamo visto migliaia di migranti morire in mare, in modo disumano, nel tentativo di raggiungere l'Europa, una strage senza testimoni, spesso senza sepoltura e quindi senza pietà". "L'intento è quello di consegnare alle generazioni future, che passeranno da Lampedusa - ha aggiunto Elia - un simbolo che aiuti a non dimenticare e che inviti a una meditazione laica, come religiosa".

Nota L3N :Grazie a Mel (Sulle spalle dei giganti) per aver consentito la pubblicazione integrale del suo post e a Francesco per la bellissima foto.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Non so perche' ma guardando quella porta e leggendo il post mi e' venuto in mente il ."Castello interiore" di S.Teresa D'Avila, le sue sette stanze attraverso le quali l' anima deve passare per reggiungere Dio, passare da una stanza all'altra non e' semplice e riuscire ad aprire un porta tra una stanza e l'altra comporta un grande coraggio, aprirla per entrare nelle stanza successiva, e chiuderla, per lascire nella stanza precedente quello che piu' non serve...
la porta del castello e' l'orazione
Teresa diceva:" pretendere di entrare in cielo senza prima entrarein noi stessi per meglio conoscerci e considerare la nostra miseria, per vedere il molto che dobbiamo a Dio e il bisogno della sua misericordia e' una vera follia"
Nemo venit ad Patrem nisi per me
Qui videt me videt et Patrem
Teresa nel castello diceva:"Piaccia a sua Maesta' di farci intendere quanto gli siamo costanti quanto non convenga che nec servus super dominun suum, che per salire alla gloria occorre lavorare et orate ut non intretis in tentatione"...
Pare una follia ma la mia vera follia e' amare, perche' amare chiede sempre una parte di "lucida follia" e provare un piacere fisico, un orgasmo che coivolge l'anima ed il corpo, quando il sacerdote dicendoti :"Il corpo di Cristo" ti consegna il corpo dell'amato e cibandoti di Lui siamo una cosa solo, un corpo solo...
Dav

Anonimo ha detto...

Il commento di DAV è splendido; fa piacere che da un'immagine si avvii una meditazione che diventa porta che apre altri significati.
Mel

ser ha detto...

Davvero interessante la riflessione di Dav. Io più terra terra penso a Dike vendicatrice, la dea della Giustizia del poema parmenideo,che "possiede le chiavi che aprono e chiudono".La porta si apre sulla necessità, sull'ordine necessario dell'universo che è in continua evoluzione e movimento. Come il nostro pensiero e la nostra stessa vita, secondo la citata F.Rigotti, sostenitrice del "pensiero pendolare". La porta di Lampedusa è spalancata sulle migliaia di migranti che puntano per necessità al nosto continente.Ma occorre anche chiudere porte, sempre x necessità, anche nella nostra vita. Occorre coraggio e magari anche soffrire un po', ma è solo chiudendo definitivamente una porta e lasciandoci dietro tutto ciò che ormai è passato,che possiamo aprirne di nuove con prospettive diverse, quelle di cui la nostra vita necessita in "quel" momento preciso.

MELCHISEDEC ha detto...

Capita, però, di non chiuderla, ma di accostarla, perciò si rimane in un "limbo".

(mi sono registrato per l'ennesima volta a blogspot. :-) )

Cris ha detto...

ciao!!!!!!!complimenti per il blog!!!!!!!!ti volevo propore uno scambio link!!!!!il mio blog è http://wwwblogdicristian.blogspot.com/ ciao fammi sapere.

Anonimo ha detto...

Bellissimi davvero tutti i commenti, molto vissuto e intimo quello di Dav, più abbordabili da tutti nella personale esperienza quelli di Ser e di Mel.

L'immagine della porta di Lampedusa ha davvero spalancato altre porte a nuove riflessioni, per quanto mi riguarda soprattutto sulle motivazioni del "chiudere" sul passato... Sarà coraggio, come dice Ser oppure sarà mancanza di coraggio, abbandono per mia insufficiente volontà di cercare ancora una possibilità?... E quindi, in quest'ottica, come giudicare il mio atteggiamento nei confronti di tutte le realtà che mi sembrano scomode non solo da gestire, ma anche da accettare ideologicamente?
Uno dei miei tantissimi limiti è proprio quello di non saper chiudere e lasciarmi alle spalle... io aggiungo all'esistente, senza quasi eliminare nulla, e con l'andare degli anni il carico che mi trascino è ormai notevole...

E le nuove porte vengono quindi aperte per la necessità di andare avanti o per la non volontà (o l'umana incapacità) di rimanere ancora un poco dove siamo ora? Questo interrogativo può essere valido non solo nella vita quotidiana, ma anche nel percorso di ricerca di Dio. Probabilmente entrambi i fattori sono tra loro inscindibili, e per ogni persona l'uno o l'altro dei due diventa prevalente.

Una porta ha due lati, ognuno dei quali è contemporaneamente lo specchio nitido di quello che c'è "al di qua" della porta stessa e l'immagine mal definita del sogno che c'è "al di là" e secondo il nostro stato d'animo del momento prevale l'uno o l'altro di questi concetti e vediamo la porta come qualcosa che chiude oppure qualcosa che apre...

Una curiosità: la porta di Paladino è uguale da entrambi i lati o ha un lato A e un lato B diversi tra loro, oppure ha il solo lato A -quello visibile nella foto-(e in questo caso non sarebbe stato meglio rivolgerlo verso il mare, considerando gli emigranti il soggetto che apre la porta sulla nuova vita?).

Saluti,
Dino

Cris ha detto...

linkati!!!!!!!1grazie davvero.ciao,a presto.