lunedì, luglio 17, 2006

Se ne va il vescovo leghista


Con il compimento dei 75 anni, Alessandro Maggiolini, come prevede il diritto canonico lascia la Diocesi lariana tra l'indifferenza della sua gente che non lo ha mai considerato un pastore. I commenti dopo ogni sua frequente apparizione televisiva e le diverse segnalazioni mediatiche erano piuttosto sul folklore del personaggio, grazie al quale indirettamente veniva citato il capoluogo lombardo, più che sul merito degli interventi, scontati per la connotazione integralista e per la completa sintonia con la Lega Nord di Miglio e di Bossi.
Non vale la pena ricordare qui la disumanità coerentemente dimostrata negli anni: molti comaschi l'hanno apprezzata perchè puntualmente si riconoscevano negli anatemi lanciati contro gli immigrati, gli omosessuali, i comunisti, la cultura laica, etc. Interventi spesso deliranti ed apologetici sostenuti da dubbie motivazioni filosofiche e personalissime interpretazioni teologiche, dal momento che non hanno mai avuto gran seguito, una volta placata la polemica del momento. Si è sempre ben guardato dall'insegnare ai suoi preti e cristiani il valore della coscienza, ultima arbitro delle scelte individuali come correttamente indica la morale cattolica, illuminata dalla grande intelligenza di Tommaso d'Aquino.
Maggiolini non è particolarmente gradito neppure alla gerarchia cattolica che non ha premiato le sue poco velate ambizioni con quella promozione attesa a lungo ma invano, costretto a concludere la "carriera" in una semplice sede vescovile di provincia. Evidentemente non basta alla Chiesa far parlare di sè per ottenere prestigiosi incarichi.
Leggo in molti dei suoi interventi il risentimento e l'acredine dell'uomo frustrato nelle proprie aspettative e ciò ridimensiona gli stessi esecrabili contenuti.
Mi chiedo come sia possibile, nella sua mente e nel suo cuore, conciliare idee tanto disumane con l'Umanità del Vangelo.
La malattia che lo ha colpito negli ultimi anni forse gli ha fatto toccare con mano la distanza da quello che sarebbe dovuto essere il suo popolo, tanto da spingerlo a cercare il contatto nelle passeggiate pomeridiane per la città. Suscita un po' di tenerezza l'immagine del vescovo malato e pensionando che, accortosi del poco amore del suo gregge, va elemosinando un po' di quella comprensione ed affetto che dalla cattedra non ha mai insegnato e provato.
Si ritrova vicini solo gli intimi della Lega, gli stessi che hanno frequentato con assiduità il suo palazzo in tutti questi anni: ben povera e squallida compagnia, mi verrebbe da pensare, ma contento lui... (S)

2 commenti:

ziomario ha detto...

se ne và in pensione???? evviva.. speriamo che ne arrivi uno migliore magari un pò più aperto mentalmente e che eviti di dire che i gay sono malati... questa affermazione ancora non l'ho digerita....

ziomario ha detto...

se ne và in pensione???? evviva.. speriamo che ne arrivi uno migliore magari un pò più aperto mentalmente e che eviti di dire che i gay sono malati... questa affermazione ancora non l'ho digerita....