lunedì, febbraio 11, 2008

Il grande silenzio


Ci piace quando qualche nostro amico ci mette a parte di un suo pensiero, di una sua esperienza significativa. La condivisione ci permette di crescere anche grazie alle esperienze altrui e poi è comunque sempre un bel segno di amicizia e fiducia. Dav, che negli ultimi mesi ha già fatto scelte impegnative raccontate su questo Blog, è reduce da alcuni giorni trascorsi in una Certosa. Non è un'esperienza comune e nemmeno è di facile comprensione per chi non condivide un cammino (difficile di questi tempi) di fede. Il monachesimo è però un "modo di essere" presente in tutte le religioni, così come l'esigenza di un po' di silenzio lo è in ogni essere pensante. Gli abbiamo chiesto di raccontarci quei giorni in un post anche per voi che ci leggete, pur sapendo che è quasi impossibile tradurre in parole il proprio mondo interiore e per noi, da fuori, entrare in sintonia con quello. Ne emerge un quadro di tranquilla serenità in cui è l'amore, forse in una dimensione diversa dall'abituale per noi, a fare da padrone assoluto del tempo e degli stessi pensieri. Siamo passati indenni attraverso due carnevali, quello comasco e quello milanese, ma continua quello nazionale fino alla prossima scadenza elettorale: anche noi abbiamo bisogno di un po' di silenzio. Ecco la sua testimonianza.


La piu' bella "avventura" che possa capitarci nella vita è incontrare l'amore, quell'amore che solo noi possiamo riconoscere perche' ci appartiene. Vivere alcuni giorni "chiusi" in una Abazia di Monaci Certosini puo' essere l'esperienza in cui si riconosce questo amore, un amore profondo che mi appartiene e totalmente mi avvolge, l'amore per Dio.
La vita dei monaci certosini è molto austera, fatta di silenzio, preghiera comune, vita eremitica, meditazione, un' alimentazione fatta del necessario ed una cena ai limiti del digiuno. Questo "ridurre" tutto all'essenziale porta a riscoprire la centralita' di ogni vita, l'Amore.
La spinta iniziale che ha portato quegli uomini a fare quella scelta di vita, e me a trascorrere qualche giorno con loro, è l'amore, l'amore condiviso da tutti per Dio.
Il momento indubbiamente piu' bello e piu' profondo è il notturno, ossia la preghiera durante la notte che inizia alla ore 0.15 e termina alle 4.00. Ogni giorno, tutti i giorni.
Questa preghiera alterna il canto della salmodia a grandi silenzi che creano un' atmosfera particolare.
L'amore piu' bello si "consuma" nella notte ed è in queste notti che si sperimenta l'amore che diventa dialogo orante comunitario con Dio attraverso i salmi e dialogo personale con Dio attraverso al meditazione.
Ma è anche sperimentazione "fisica"di questo amore attraverso la condivisione con i fratelli (monaci) della preghiera: ogni movimento quasi sincronizzato, a significare tra noi un' intima e profonda comunione, un cantare all'unisono, come se fosse un' unica voce per ritrovarsi poi a tu per tu con l'amato, nella meditazione, percependo contemporaneamente la presenza dei fratelli.
Durante la preghiera notturna come durante il giorno, dove il "dialogo" tra noi era esclusivamente fatto di gesti, di sguardi che si incrociavano e che "parlavano" con gli occhi senza alcuna parola, avvertivo continua e costante una "vibrazione", un amore profondo che riempiva quel luogo e chi vi dimora.
Quando sono arrivato il primo pensiero è stato :" mi sembrano matti"...Quando sono partito ero dispiaciuto di doverli lasciare ed ancora oggi ricordo di loro i volti, li penso in continuazione e mi sento profondamente attratto da quel Dio che là ho trovato.
In questi giorni mi ritorna in mente una poesia da me scritta a 17 anni: " Vedevo una strada, lunga irta ed insidiosa, in fondo ad essa una luce, capii solo alla morte, che quella era la vita"...In quel luogo ho trovato la luce, ora non mi resta che "morire",ma non fisicamente, "mondanamente".Che il luogo per incarnare l'amore per me sia veramente quello?
Sarà Dio a darmi le risposte, io non dovro' far altro che continuare a cercare abbandonandomi totalmente a Lui.

Dav

6 commenti:

Iuse ha detto...

Hai ragione, non capisco questa volontaria segregazione che al di fuori di un discorso di fede mi appare sterile.Ciònonostante rispetto le scelte quando portate avanti con coerenza e convinzione senza danneggiare gli altri.Un po' di silenzio sarebbe auspicabile anche ai vertici del cattolicesimo che quando parlano lo fanno sempre CONTRO qualcuno.

nonsoloattimi ha detto...

la scoperta ( o riscoperta) della fede, della propria interiorità, di un mondo sconosciuto a molti... l'abbandono alla consapevolezza di sapere che oltre noi c'è qualcuno, qualcosa di imensamente più grande... vorrei poterci credere un pò di più anche io, a volte si ha il bisogno di porre la nostra vita nelle mani di un essere supremo che ci guidi e ci illumini...
un bacio
Claudia

dav ha detto...

Caro iuse,proprio perche' ricolmi del dono della fede e spinti dall'amore per Dio che si possono fare determinate scelte di vita.Ovviamente puo' apparire una segregazione, in relata' e' decidersi per un amore totalizzante che implica la piena rinuncia del se per focalizzarsi su Dio, su colui dal quale ed al quale sentirsi attratti e poter passare ogni istante con Lui.
Quale amato non vuole stare tutto il tempo con colui che ama?
Sul silenzio da parte delle gerarchie ecclesiastiche concordo con te, il silenzio e' anche forma di rispetto.
Pero' da omosessuale credente, praticante ed inserito in un cammino di Fede/Amore con e per Dio, non mi importa di cio' che gli uomini dicono, al limite mi infastidisco perche' espressione di una gerarchia ecclestiastica(umana) ormai lontana dalla radicalita' del Vangelo.
Mi concentro sul divino, sul dono della fede che ho ricevuto e sul mio rapporto con Dio che come vedi si concretizza, per volonta' mia e sua, anche all'interno della Chiesa, corpo di Dio.
un caro saluto, Dav

Anonimo ha detto...

Un racconto rilassante, dai toni delicati e coinvolgenti; mi piacerebbe fare un'esperienza del genere. Complimenti a DAV!
Mel

PS: Vi Ho mandato una email in privato.

Ulisse ha detto...

Il dono della fede è un grande dono. Purtroppo io non riesco a scindere ciò che è diventata la chiesa da un'esperienza come la tua, preferendo una religiosità più intima, più solitaria in un certo senso.
Non riesco insomma ad incontrare Dio in una chiesa che invece di amare odia e che mette il superfluo al di sopra di tutto mentre l'essenziale, cioè l'amore per Dio e per gli uomini viene lasciato in un angolino polveroso.
Io mi sono allontanato dalla chiesa (non da Dio) non per mia volontà ma perchè è stata essa ad allontarmi. Mi sono sentito rifiutato, respinto, andavo a messa e stavo male anche fisicamente. Non ho avuto altra scelta che voltare le mie spalle all'altare e non girarmi più.

Emiliano ha detto...

......complimeti per il vostro blog ragazzi!!!
davvero bello........

emiliano....

emilfotoblog.