sabato, giugno 07, 2008

Lupetto

Era il 12 gennaio del 1996. Un venerdì sera rincasando dal lavoro. Apro la porta di casa e un esserino di poco meno di un metro di altezza mi viene incontro, in mano un aeroplanino di cartone con un' elica spezzata. Mi dice: “Len.. me lo giusti?” . Una faccina rotonda con i capelli a caschetto, un maglione rosso ed una tuta rosa. Rimasi di stucco. Guardai mia mamma con un espressione di disappunto ed il piccolo con un gran sorriso per le poche parole che mi aveva appena detto. I miei genitori, ed in particolare mia mamma, avevano dato la loro disponibilità ad accogliere un bimbo in affido. Non condividevo questa scelta. Non perché contrario all’affido famigliare che è una forma di sostegno validissima, ma perché non ritenevo i miei genitori, in particolare il loro rapporto, in grado di sostenere con la necessaria serenità un impegno così gravoso. A loro l’avevo detto.Mi dissero che era solo per pochi giorni. Io, già dopo un minuto, ero perso.
Appena mi fu possibile avvisai Ser dell’accaduto e decidemmo di non vederci quella sera.Allora condividevamo un appartamento dove passavamo i fine settimana insieme.
Il piccolo era stanchissimo, dopo una giornata trascorsa nella struttura pubblica in attesa di essere “collocato” in una famiglia. Ricordo la prima cena insieme. Era stranito, seduto vicino a me, si guardava intorno curioso con un' espressione triste negli occhi mascherata da dolci sorrisi che scambiava quando si incrociavano gli sguardi. Si addormentò sul divano. Lo mettemmo a letto, nella stanza che fu di mia sorella prima del matrimonio. Dormiva profondamente. Poi all’improvviso, a notte fonda, si svegliò. Sentii un lamento, come quello di un gattino alla ricerca della mamma. Mi alzai immediatamente e lo trovai in lacrime vicino alla maniglia della porta. Lo presi per mano e lo portai di nuovo a letto. Capii che aveva bisogno di sentire vicino il calore di una persona. Lo portai con me. In un attimo si calmò. Mi prese l’orecchio e rimase attaccato per tutta la notte. Al mattino decisi di fargli trovare una sorpresa e andai dal giornalaio a comprare un libro di disegni con una cassetta di un cartone animato “Simbad il marinaio”. Tornai a casa. Stava ancora dormendo. Appena si svegliò gli feci vedere la cassetta. La gurdammo subito insieme. Credo che nei giorni successivi l’abbia consumata tanto la guardò. Poi lo portai da Ser che ne fu subito conquistato. Lo fu anche il Lupetto. I giorni passavano. L’affido era temporaneo. Di settimana in settimana. Così dissero gli assistenti sociali. Per cui in me era costante la paura ed il dolore che rincasando una sera non l’avrei più trovato. Ogni venerdi mattina, di quelle prime settimane, lo guardavo dormire prima di andare al lavoro imprimendo nella mia testa l’immagine dolce di un lupetto bisognoso di tutto l’amore possibile. Gli davo un bacino e con gli occhi lucidi ed il cuore triste andavo al lavoro. Pur con tutte le paure ed i dubbi ero sicuro che saremmo riusciti a fare e a dare il massimo al Lupetto per accompagnarlo nella crescita. Lui è riuscito a far spalancare le braccia a questa famiglia allargata.
Per la gioia di tutti, le settimane diventarono mesi, i mesi anni e ne sono passati tredici. Oggi non finirei mai di ringraziare mia mamma per il regalo più bello che ci ha fatto.
Questo racconto è l’inizio di una storia e di un amore…il più grande. (En)


E’ sabato ancora tutto da decidere e da fare. Il tempo non migliora. Mi sono svegliato con in testa questa canzone che allora sentivo in macchina con Lupetto. Improvvisavo un balletto con la testa e le mani (una perché guidavo).Io un po’ scemo ma lui rideva come un pazzo…ed io ero felice.




Buon fine settimana amici!

3 commenti:

Olmo ha detto...

Eh... leggere queste cose di sabato mattina, dopo essersi svegliati, c'è poco da fare, ti cambia il fine settimana... Conoscendo poi Lupetto, te e la tua famiglia "allargata"... mi si stampa un sorriso in faccia che non finisce più.
Che bello averti incrociato Moen! Sei un ragazzo straordinario!

Anonimo ha detto...

Grazie Olmo! Troppo gentile, tutto è più facile quando si ha la fortuna che alcuni destini si incontrano.
A presto Olmo, in scena!
In bocca al lupo già da ora.Dopo l'autografo lo voglio! Baci (En)

Anonimo ha detto...

En sono felice e orgogliosa i conosceti, sei veramente una persona speciale...
Baci.
F.