martedì, luglio 24, 2007

De cara al pueblo


C'era nel Nicaragua sandinista dei primi anni '80 un programma della TV nazionale (un po' la nostra RAI) con cadenza settimanale, il giovedì se non ricordo male, trasmesso in diretta dalla piazza principale di municipi e villaggi, grandi e piccoli,diversi ogni settimana, in cui a turno i membri del Governo (ministri e sottosegretari, ma anche lo stesso Presidente Ortega) rispondevano alle domande concrete, alle richieste precise e spesso anche ai rimproveri circostanziati dei cittadini, in merito alla realizzazione o meno delle promesse elettorali. Si chiamava appunto De cara al pueblo, in faccia al popolo. Ero stupito, ammirato ed entusiasta, ma anche un po' invidioso che una democrazia tanto giovane realizzasse ciò che era impensabile nell' Italia allora governata dal CAF. Craxi in piazza Matteotti o Plebiscito a Napoli a render conto dell'operato del suo governo? Utopia. Oggi non è certo meglio: vi immaginate un Prodi, un Mastella o un D'Alema nella piazza di Vigevano a render conto ai Vigevanesi? Ma neanche un sindaco si presterebbe ad un simile esercizio di democrazia! Nemmeno Bruni, il sindaco di Como, si presenterebbe mai a piazza Cavour a rispondere alle 1000 interrogazioni dei comaschi sui presunti "affari" della sua Amministrazione. Non rispondono nemmeno quando a porre le domande è la Magistratura, perchè dovrebbero rispondere a noi, semplici cittadini? Sono abituati a glissare, far finta di nulla ed andare oltre anche quando qualche raro giornalista non prezzolato osa una domanda importuna.
In Nicaragua la trasmissione è durata tutto il tempo del governo sandinista, fino a quando cioè la rivoluzione dei poeti e dei filosofi ha resistito al durissimo embargo occidentale. Ma è rimasta l'esperienza della democrazia anche dopo 28 anni:"Forse, il cambiamento più profondo che la rivoluzione ha prodotto è stato nella vita istituzionale del Nicaragua. Il fatto di vivere in una democrazia nella quale — sebbene non esista la giustizia sociale — ci sia libertà d’espressione, di parola e che sia stata cancellata completamente l’idea della dittatura militare si deve al fatto che la rivoluzione ha strappato alle radici il somozismo e, contemporaneamente, insieme il suo apparato repressivo militare. Se oggi in Nicaragua esiste la lotta contro l’abuso e la corruzione è perché la rivoluzione ha reso intollerabile la cultura arbitraria del potere."(Sergio Ramírez Mercado in Narcomafie).

Noi dobbiamo accontentarci dell'arroganza di politici inavvicinabili, costantemente circondati da gorilla e scorte: arrivano sul luogo del comizio, parlano di quello che vogliono per poi tornare soddisfatti nei palazzi da cui sono venuti. Che speranze abbiamo di farci sentire? E' già tanto se riusciamo a non farci infinocchiare dalle chiacchiere, divenute ormai solo strumento di potere e non più di comunicazione!

Chiunque oggi raggiunga una posizione di rilievo di qualsiasi natura, economica, politica, associativa e persino lavorativa, si sente in diritto di adottare lo stesso sistema considerato immancabilmente vincente: nessun confronto, il dipendente/suddito deve ascoltare e basta. Sono consentiti esclusivamente elogi ed operazioni di lecchinaggio.
Brutta storia.

Stasera a Lecco ci sarà Aurelio Mancuso, Presidente Nazionale dell'Arcigay, di cui avevo apprezzato la lettera pubblicata subito dopo l'elezione (Voti e bucati). Non ho dubbi che lui sia diverso, un puro: mi basta la testimonianza dell'amico Paolo che stimiamo molto per esserne certo. In ogni associazione, movimento e partito ci sono anche degli idealisti. Persino nella gerarchia cattolica! Il problema è che queste persone, mosche bianche, finiscono col non avere alcun peso nell'organizzazione che li fagocita in nome di interessi più immediati e meschini. Hanno una funzione strategica i puri : "vengono usati"ogni volta si registri un calo di credibilità recuperabile solo attraverso la riproposizione di valori ed ideali condivisibili.
Preferisco starmene nella piccola piazza del nostro paese ad aspettare che siano loro, i politici, a venirmi a cercare ma non per riempirmi la testa di chiacchiere, bensì per ... ascoltare le mie ragioni. Che sono forse le ragioni stesse della democrazia. Alla peggio quattro chiacchiere troverò sempre con chi farle.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Condivido pienamente anche questo!
max

FireMan ha detto...

mi dispiace disilluderti ma di Mancuso posso arrivare a penare tutto tranne che sia un puro..
anzi, preferisco non pensarci proprio.

PS: la piscina è poco più di 7x3 m... una bagnarola insomma, ma sapessi che pacchia :)

Ulisse ha detto...

Mancuso ha ereditato, se così vogliamo dire, una associazione criticata ormai da tutte le parti, un'associazione basata più sul gettito dei locali affiliati e poco sulle idee e nulla sulle azioni, a parte l'organizzazione dei GayPride.
In questo primo, breve periodo di presidenza Mancuso sembra voler recuperare il terreno perso, speriamo sia davvero così.
Perchè in Italia c'è bisogno di azione, di coesione e anche, di un'ideale.
L'ideale c'è già, i diritti civili, adesso mancano l'azione e la coesione con gli altri organismi omosessuali con i quali finora ci si è solo scornati anche se ultimamente paiono messe in disparte queste scaramucce.
Ora manca l'azione. Il GayPride ha avuto un successo superiore alle aspettative stracciando anche il Family Day. Vedo però che questo successo non lo si sta usando. In parlamento hanno fatto capolino i CUS e già i vari onorevoli come Grillini paiono accondiscendenti mentre Pezzotta minaccia un Family Day II e nessuno che gli ricorda e soprattutto ricorda ai nostri politici che una manifestazione di froci ha superato di gran lunga quella dei cattolici bigotti che si confermano così non una minoranza bensì una minoranza di una minoranza.
Ancora una volta si tende a cospargersi il capo di cenere e ad accettare qualsiasi cavolata ci propongono.
Se davvero fosse così sarebbe la morte dell'associazionismo gay oltre alla fine delle nostre richieste di giustizia sociale.