martedì, marzo 13, 2007

A proposito di coming out


La chiacchierata con Paolo di ierisera ha lasciato in sospeso una questione su cui sto rimuginando da stamattina e che mi lascia un po’ perplesso. Paolo ha insistito sul coming out, sulla necessità di dare visibilità all’accettazione di sé. Sarà che io sono arrivato tardi e senza traumi alla scoperta del mio lato omosessuale, non mi convince questo bisogno di “esternare” il proprio orientamento sessuale. Fino ai trentanni ho vissuto una vita sessualmente attiva da etero, mi sono innamorato (tante volte), ho avuto tante storie, una davvero importante conclusasi malamente dopo una significativa convivenza. Mai ho avvertito il bisogno di sbandierare la mia eterosessualità, anzi, sarà forse dipeso dal fatto che mi capitava di essere impegnato su più fronti, era giocoforza una certa riservatezza . Specie se c’erano mariti o fidanzati inconsapevolmente coinvolti e allora la clandestinità diventava necessità di sopravvivenza.
Poi è capitato che mi sono innamorato di un maschio, En. All’inizio nemmeno pensavo fosse possibile, ma non ne ho fatto un dramma, sicuramente perchè già adulto.
Anche in quel caso comunque non ho avvertito la necessità di “avvisare il mondo” del mio cambiamento di rotta, sessualmente inteso naturalmente. Sono convinto che l’orientamento sessuale sia parte della vita più intima della persona e non condizionante dal punto di vista politico-relazionale. La gente che mi incontra, che si relaziona con me deve considerarmi per quello che sono, una persona e basta. Lo stesso mi comporto io con chi incontro, poco importa se è bianca o nera, laureata o no, disabile o perfetta, etc. Questi sono solo accidenti che nulla aggiungono alla persona, valore in sè e per sè.
I miei studenti, coloro cioè che tutti i giorni “sono costretti” a relazionarsi con me, devono stimarmi per quello che valgo “professionalmente”, se sono cioè preparato, capace di “trasmettere e fare” cultura, se io stesso so relazionarmi con loro. Che importa se vado a letto con una donna o con un uomo, anzi con due (nel frattempo mi sono innamorato del secondo maschio, Dan)? Al massimo i giovani possono accorgersi ( e succede) se la mia vita sessual-affettiva è appagata o no: certa isteria tra gli adulti rimanda immediatamente all’insoddisfazione della sfera sessuale.
Mi si contesterà che la gelosia della mia intimità non gioca positivamente e politicamente alla causa della “normalizzazione” della realtà omosessuale. Ma perché? Io come persona , cittadino ed educatore devo essere impegnato a difendere e promuovere i diritti umani, a prescindere dal mio personale orientamento sessuale. Non occorre essere senegalese per sostenere i diritti degli immigrati e nemmeno islamico per pretendere che l’amministrazione comasca offra ai musulmani un luogo dignitoso e al coperto per pregare, senza costringerli, come è stato, a patire il freddo e tutti gli altri elementi atmosferici davanti alla piscina di Muggiò.
Basta essere uomini e non è sempre facile.
La normalizzazione (brutto termine, ma qui necessario) passa, credo, proprio attraverso la quotidianità, non certo grazie alle esibizioni folkloristiche (ed interessate) promosse per anni dal MaurizioCostanzo show ed ora anche dalla maggior parte dei media. Il gay, specie se particolare, si sa fa audience.
E’ il rapporto porta a porta, sereno e tranquillo coi vicini di casa, con le persone che si frequentano, a sfatare pregiudizi e costruire una mentalità aperta e rispettosa.
Quando poi ci si ritrova insieme per le pizzate gaye o anche per le manifestazioni impegnate si partecipa tranquillamente, senza maschere per nascondersi, quasi vergognandosi di quello che si è.
Io sono orgoglioso di essere uomo, nel senso di appartenente all’umanità, non di essere etero o gay! E nemmeno italiano a dirla proprio tutta.
Nella foto "Il circo della vita", pinacoteca troppiana.

5 commenti:

Robert ha detto...

Ciao Amico mio,
Ho letto adesso il tuo post e sono le 00,15. Sono appena tornato a casa dalla mia solita lezione del tel.amico. Ho letto volentieri quello che hai scritto. Mi sento di esprimerti quello che penso. In linea di massima condivido quello che scrivi. Penso sempre più che tu sei arrivato alla "sintesi" nel modello del processo di coming out scritto dalla psicologa americana Cass (1978), la quale sostiene che la persona nella fase "sintesi" ritiene che l'essere gay è 1 aspetto della personalità dell'individuo. Ho sempre pensato che la scelta di fare Coming out sia personale. Solo una persona sa se/quando/dove/a chi dirlo. Non ho mai visto di buon occhio il coming out a qualsiasi costo e sempre. Penso fermamente che essere gay è solo il nostro orientamento sessuale, prima di tutto siamo persone. Penso che se molti gay fossero prima di tutto Uomini con se stessi e nei confronti degli altri, forse sarebbero dei gay migliori. Non voglio generalizzare,ma ho conosciuto troppi gay inaffidabili, labili, volubili, poco seri. A volte mi domando se certi atteggiamenti che teniamo tra i nostri simili, venissero riportati al così detto mondo "normale", che razza di persone e individui circolerebbero. A volte mi domando come potrebbero trovare un lavoro. Una mia cara amica una volta mi ha detto: "non assumerei mai un gay. Gente troppo inaffidabile." Beh, lei è forse un po' troppo lapidaria. Credo che un fondo di verità ci sia.
Sono daccordo che una persona deve essere giudicata dalla proprie capacità professionali e qualità in genere. Troppo spesso e ultimamente la sfera sessuale delle persone: gay, lesbiche, eterossessuali è sotto i riflettori. Vedi per esempio la chiesa. La chiesa ultimamente si mette a sindacalizzare sulla vita sessuale delle persone. Il sesso è il fulcro di tutto. Ok, che viviamo in una società maschilista e fallocentrica, ma mi chiedo: "la chiesa non dovrebbe pensare alla spiritualità delle persone? Non dovrebbe pensare alle nostre anime?"
Mah, forse ho sbagliato a capire tutto.
Mamma, un po' mi sono perso nel mio discorso. Sarà l'ora tarda.
Come tu sai io sono stato a Roma lo scorso sabato. L'ho fatto perchè ho ritenuto di esserci per dare il mio contributo. NO.. l'ho fatto anche per fare numero. Sulla storia dei DICO io sono molto scettico e credo che non passeranno mai in Italia. Ricordiamoci che qui abbiamo il vaticano... dico solo questo.
Puo' sembrare brutto quello che ho detto. Ma pensaci un attimo. Dimostriamo che i gay in Italia non sono solo quelli che vogliono Loro rappresentare e, quindi, una minoranza. Dimostriamo che siamo tanti e, soprattutto, siamo persone normale. Come dici tu.. Persone della porta accanto. In questi anni si è vero che si parla tanto di gay, i gay vengono invitati alle trasmissioni tv... ma onestamente secondo te i gay parlano? per me NO. Se tu noti lo stereotipo del gay che viene proposto è sempre l'effeminato e se non è così allora è la drag queen!!! .. Ma che palle!! Io mi sono stancato di vedere questa gente in tv che ha la pretesa di rappresentarci. Io non mi riconosco assolutamente. Sabato mi è piaciuta una cosa durante la manifestazione: finalmente i gay hanno parlato e hanno detto come la pensano, hanno ribattuto a tutto quello che ci hanno detto prima della manifestazione sia i politici e i mass media. Mi rammarico soltanto che SOLO e ripeto SOLO le "DONNE/LESBICHE" sono riuscite a dire le cose più intelligenti e andare dritte al punto senza mezzi termini. Vedi quello che hanno detto la presidentessa di ArciLesbica,Imma Battaglia ecc
Solo donne. Ecco, sabato mi sono chiesto dove erano tutti i gay maschi. Solo il discorso del presidente di Arcigay mi è piaciuto in parte.
Quindi caro amico mio, sul fatto del coming out e di tutta la situazione gay in Italia non la trovo tanto rosea.
Non ricordo chi l'ha detto... ma lo trovo davvero ALLUCINANTE... che noi gay Siamo di moda/Facciamo moda!! Ma si rende conto che atrocità è questa affermazione. Non tenendo in considerazione tutti quei percorsi di accetazione personale che una persona affronta, troppo spesso dolorosamente. In Italia si parla senza consocere.
Spero di non averti annoiato con tutto questo mio parlare.
Ora vado a letto
Ti abbraccio
Roby

topolina ha detto...

Caro Ser,
di nuovo mi ritrovo a scrivere in un momento in cui non mi sento in accordo con ciò che dici, forse perchè è tanto più utile confrontarsi su ciò su cui si dissente piuttosto che ribadire concetti su cui non si ha nulla da aggiungere se non banali conferme.
Sono in parte d'accordo sul fatto che non sia necessario il coming out a tutti i costi e con tutti, ma che sia giusto farlo solo nei momenti, nei luoghi e con le persone con cui ci si sente di farlo; sono del tuo stesso avviso quando dici che è nel quotidiano che le persone devono aprire la loro mentalità; inoltre, è pur vero che si possono difendere i diritti di alcune persone senza far parte della loro "diversità" qualsiasi essa sia. Ma sei tu che, da quando è nato questo blog, ti lamenti della realtà di Como, della poca apertura mentale, del fatto che non ci sia una realtà omosessuale unita e organizzata; sei tu che cerchi di fare politica postando le notizie a favore o contrarie ai DICO e che dici si dovrebbe fare si dovrebbe dire.
E adesso dici che è il rapporto porta a porta che deve cambiare la mentalità ed una serie di luoghi comuni che, si sa, non portano da nessuna parte, se non con il tempo, ma con il lungo tempo. Perchè per ottenere i risultati sperati, si deve agire e non basta una pizzata gaya, se veramente si vuole cambiare qualcosa e non solo dirlo a parole, perchè tanto poi è bello stare al sicuro nella propria piccola realtà.
Insomma, questo tuo post mi sembra tanto un volersi riparare dietro un lenzuolo di seta. Vale la pena dire tutto ciò che dici se poi non ci si vuole prendere le responsabilità personalmente?
Quando è nato arcobalario io non ero presente, anche perchè ora sono troppo lontana dalla realtà comasca, ma mi hanno riferito che, nel momento in cui si doveva eleggere un presidente (cioè quello che avrebbe dovuto metterci la faccia), nessuno si è fatto avanti. Allora: che senso ha dire che non si deve essere di colore per farsi avanti a difendere i diritti dei neri se poi non si ha il coraggio nemmeno di difendere i propri diritti, ma si preferisce nascondersi dietro un blog, lamentandosi come i vecchietti della pioggia?
Sarebbe tanto più "onesto" dire: non me la sento, non ho il coraggio di mettermi in gioco per rivendicare politicamente quei diritti che tanto vorrei, perchè non voglio che alcune persone conoscano i miei gusti sessuali, e non ho nemmeno "voglia" di far finta di essere un etero che difende i diritti dei gay, o ancora non ho nè tempo nè voglia di perseguire attivamente ciò che DICO a parole.
Io, personalmente, non mi metterei a dare sentenze, se, poi, non ho la forza di portare avanti il mio pensiero attivamente, non so se mai lo farò, in ogni caso spererei sempre di fare e dire le cose con una certa coerenza.
Mi spiace per la schiettezza, ma tale è il mio pensiero.
Chiara

Los 3novios ha detto...

Grazie, Chiara, per la schiettezza. Mi occorrerebbe un intero blog per spiegare punto per punto che non c'è contraddizione in quello che penso,scrivo e faccio concretamente da una vita. Capisco che l'impressione "dal di fuori" può essere quella che sottolinei tu. Dal di fuori, xò appunto. Anche a proposito di Arcobalario il cui abbandono è tutto fuorchè scelta politica. Se io fossi convinto di poter fare politica, mi sarei buttato da un pezzo: più volte partiti dell'area in cui + o - mi ritrovo me l'hanno proposto. Avrei cmq scelto un partito, non un movimento gay e NON per paura di metterci la faccia come dici tu, ma molto più semplicemente perchè, come ho sempre sostenuto, sono per la lotta a favore dei diritti di tutti e non solo di una parte, di una corporazione. Se vai indietro nel tempo trovi almeno 2 post in cui sostengo questa convinzione, contro le corporazione e le lobbies anche gay.Se dai occhiata al gruppo yahoo di Ulisse trovi la stessa tesi avanzata da me in polemica coi movimenti gay e con lo stesso Aldo. Risale a più di un anno fa.
Quando sul blog provoco questioni politiche, pur trattando di DICO piuttosto che di Medioriente o di mafia, sostengo il valore di una "causa" non per i gay, ma per diritti elementari di tutti, italiani e non. Nel caso specifico dei DICO,trovando deludente il ddl ho sostenuto la tesi che vanno difesi anche solo per affermare la piena autonomia dello Stato, che vedo invece del tutto asservito alla gerarchia cattolica. Questa è questione che riguarda tutti e non solo i gay.
Non mi sono mai impegnato nella politica attiva perchè considero il mio ruolo, forse un po' arcaicamente, quello di libero pensatore, sempre e cmq all'opposizione. Un po' l'idea di un tempo del "filosofo", adeguato ovviamente ai miei limiti.
Il presidente, la faccia, arcobalario, scusa ma sono tutt'altra storia che non puoi conoscere xkè, come premetti, non c'eri.Evidentemente chi ti ha riferito è stato piuttosto superficiale, ma la cosa non mi stupisce dal momento che non c'era mai tempo per ascoltarsi, confrontarsi e parlare perchè sempre altre erano le priorità. Almeno noi qui, grazie al blog, manifestiamo le nostre idee (contestabilissime:chiunque può criticare senza censura) e non solo su problemi riguardanti i gay, xkè c'è tutta una vita oltre la gaytudine.Mi rendo conto di non essere stato esaustivo. Non volevo essere apologetico anche se così potrebbe apparire, peggio ancora autoreferenziale che non mi importa nulla: il blog è espressione di liberi pensieri che presi singolarmente forse possono apparire contradditori ( neanche tanto),ma un filone logico, costruito nel tempo c'è. Il tuo intervento mi conferma xò che la scelta di abbandonare arcobalario è stata positiva e che la vera questione che avevo posto non è stata recepita, proprio come sospettavo. Poco male: nessuno ha tempo da perdere.Sono xò sempre a disposizione per un confronto diretto (nn su arcobalario che per me è storia passata), amando e credendo nella dialettica.Quando c'è.
sergio

topolina ha detto...

Bè, evidentemente, quando si espongono le proprie idee, bisogna anche mettere in conto di poter essere fraintesi o anche solo non capiti. E' chiaro che chi scrive si espone a critiche, a interpretazioni che, ovviamente, vengono filtrate da una moltitudine di menti diverse, con le più disparate idee ed esperienze pregresse.
Condivido pienamente il fatto di fare politica solo se lo si sente dentro e, in tal caso, di schierarsi dalla parte di tutti i diritti civili, non solo quelli degli omosessuali. E immagino che, se l'avessi desiderato, saresti già da tempo in politica. E, inoltre, rispetto ed ammiro l'"etichetta" di libero pensatore.
Mi era solo parso, davvero, che il vostro intento, qualche mese fa, fosse quello di creare un gruppo gay a Como, che, con attività o quant'altro, si riprometteva di migliorare il vivere gay nella ridente (o piangente) cittadina, facendosi portavoce (e quindi portafaccia in qualche caso) di una realtà forse a molti sconosciuta e preoccupandosi di riunire coloro che si sentivano emarginati. Dalle parole del post ho invece letto che questo intento non esiste più, o quantomeno si riduce ad una compilazione giornaliera di notizie dal web e ad un lento cammino di accettazione da parte del vicino della porta accanto.
Forse ho capito male io dal principio, a questo punto, o forse, come tante volte accade per i buoni propositi, erano solo tante belle parole, destinate all'oblio come arcobalario.
Chiara

Los 3novios ha detto...

Per la verità io non so rispondere all'ultima questione, dal momento che abbiamo abbandonato il campo proprio a causa della "confusione" di obiettivi ed aspettative.
Le critiche sono sempre ben accette, lo sostengo convinto.